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Rome hotel special offers
This was a really nice hotel and I would definitely recommend it. The only criticism I have is that the spare blanket in the wardrobe looked rather old and not so clean. Luckily we didn't need it. Oth ..by GuestReview"




L'avventura - Cinema

2015-04-10

directed by Michelangelo Antonioni. Italy, France, 1960, 140 min.

This radical movie placed Antonioni securely in the international firmament of innovative film directors.  A woman's mysterious disappearance triggers a "reverse mystery" that is never solved, revealing man's powerlessness before the disappearance of sentiment itself.


La dolce vita - Cinema

2015-04-11

directed by Federico Fellini.  Italy, France, 1960, 175 min.

This unique and inimitable milestone in the history of the cinema changed our outlook on the world and on films for ever.  In the heart of contemporary decadence, daily life takes on the guise of dreams and of show business in the chaotic and dazzlingly beautiful city of Rome.


Bell'Antonio - Cinema

2015-04-12

directed by Mauro Bolognini.  Italy, France, 1960, 103 min.

Weaving a course between braggart machismo and embarrassing impotence, Bolognini takes a lyrically innovative look at Brancati's Sicily and its theatre of Pirandellian paradoxes, with Pasolini as his assistant scriptwriter and one of the first to praise the movie for "its stark, almost grandiose simplicity".


It Happened in '43 - Cinema

2015-04-14

directed by Florestano Vancini. Italy, 1960, 106 min.

A large number of movies in the early 'sixties dwelt on anti-Fascism and the Resistance.  Vancini's first film on the massacre of anti-Fascists in Ferrara is probably the best product of this new critical approach, thanks to its historical accuracy and its anti-rhetorical tone.


Lipstick- Cinema

2015-04-15

directed by Damiano Damiani. Italy, France, 1960, 94 min.

A perfect example of the great days of the Italian mystery movie, Damiano Damiani's film debut is surprising in the depth of its psychological exploration of the characters – a ploy it uses to probe the morals and sexuality of the Italian society of the time.


Everybody Go Home! - Cinema

2015-04-16

directed by Luigi Comencini.  Italy, France, 1960, 114 min.

Comencini explores both the personal and the collective crises that ensued after the armistice in 1943 with a deep sense of humanity, tracking the psychological development of a young officer bewildered by the general disorientation, with a masterly performance by Alberto Sordi.


From a Roman Balcony - Cinema

2015-04-17

directed by Mauro Bolognini. Italy, 1960, 89 min.

A protest movie that brings together three great masters of the period – Bolognini, Pasolini and Moravia – in a movie whose script is based on Moravia's writing.  Unemployment, con tricks and prostitution fill the days of an inhabitant of Rome's working-class suburbs, as the city itsefl writhes in the stranglehold of underhand plotting by wheelers and dealers at the highest levels.


Rocco and His Brothers - Cinema

2015-04-18

directed by Luchino Visconti. Italy, France, 1960, 175 min.

One of the loftiest masterpieces of the Italian cinema, this film avails itself of extraordinarily skilled direction to combine a realistic tale with the murkiest of melodramas and social tension with strong feeling, against the backdrop of a city that either swallows everything up or else tragically spurns it.


French Connection

Marsiglia anni '70, il giovane magistrato Pierre Michel viene incaricato di occuparsi della French Connection, organizzazione mafiosa dedita al contrabbando mondiale dell'eroina. Nonostante gli avvertimenti, il giudice decide di portare avanti la sua crociata solitaria...

Lettere di uno sconosciuto


Onde road

Awanagana, speaker storico di Radio Montecarlo, con un atto terroristico ma romantico blocca tutte le frequenze delle radio moderne.

Omaggio a Ingrid Bergman STROMBOLI di Roberto Rossellini (Italia, 1957, 107')

2015-04-08

 Breve presentazione della mostra su Ingrid Bergman

STROMBOLI  di Roberto Rossellini (Italia, 1957, 107')

Karin è una giovane lituana che, durante la guerra, si trova in un campo di concentramento italiano. Qui conosce Antonio, pescatore dell'isola di Stromboli che s'innamora pazzamente della bella straniera, la quale per sottrarsi alla prigionia, acconsente a sposarlo. A Stromboli Karin non trova il paradiso descrittole da Antonio: l'isola è un ammasso di pietre vulcaniche, gli abitanti sono primitivi, il loro nido è una bicocca desolata e spoglia. Alla ribellione dei primi giorni subentra uno stato d'animo più equilibrato: Karin cerca d'avvicinarsi maggiormente al marito, collabora con lui nel riassettare la casa, cerca di far amicizia con gli isolani, ma trova soltanto incomprensione ed ostilità. Mentre la sua vita trascorre agitata tra delusioni e speranze, si manifestano in lei i segni premonitori della non lontana maternità. A questo punto il vulcano entra in una fase d'attività, portando distruzione e spavento. Karin decide allora di fuggire dal marito e dall'isola, passando attraverso il vulcano; ma, sopraffatta dalla stanchezza e soffocata dalle esalazioni sulfuree, dopo una crisi di disperazione, s'addormenta. Al suo risveglio, il pensiero della vita che porta in grembo la spinge a rivolgersi a Dio...

Ho ucciso Napoleone

La vita di Anita, giovane single e manager in carriera, viene stravolta nel giro di ventiquattro ore. Decide con freddezza glaciale che tutto dovrà tornare come prima, escogita allora un piano di vendetta senza scrupoli...

La terra dei santi


Fantafestival 2015 - 35a edizione

from 2015-06-15 to 2015-09-30


L'ultimo lupo


Home - A casa

Tra una razza aliena chiamata i Boov vive un tipo solitario di nome Oh. Dopo un piccolo incidente Oh è costretto a rifugiarsi sulla terra dove incontra una giovane terrestre di nome Tip.

Cortometraggi in concorso

2015-03-28

Cortometraggi in concorso 68‘ (v.o. sott.it.) Somewhere Down The Line The Weather Report Anya The Duel Ghost Train The Ledge End of Phil The Good Word Intervengono alcuni dei registi

Patrick’s Day di T. McMahon

2015-03-28

Patrick’s Day (2014, T. McMahon) 99’ (v.o. sott.it.) a seguire:  Q&A con il regista Terry McMahon e il produttore Tim Palmer Director: Terry McMahon; screenplay: Terry McMahon; cinematography: Michael Lavelle; editing: Emer Reynolds; music: Ray Harman; production design: Emma Lowney; producers: Tim Palmer, Rachel Lysaght; production company: Ignition Film; Irish location: Dublin, Wicklow Cast: Kerry Fox, Moe Dunford, Philip Jackson, Catherine Walker Allegro ed espansivo, Patrick è un giovane di ventisei anni affetto da schizofrenia. Grazie all’aiuto dei medicinali e alla protezione di sua madre Maura, il ragazzo non è una minaccia, né per sé né per gli altri. Finché non si innamora. Vicenda drammatica e coraggiosamente provocatoria, Patrick’s Day ci aiuta a ricordare che, quando si tratta di amore, un po’ pazzi lo siamo tutti.

Annuncio dei cortometraggi vincitori a seguire: #GaelicFocus

2015-03-28

Annuncio dei cortometraggi vincitori a seguire: #GaelicFocus  An Bronntanas/The Gift  (2014, T. Collins) 112’  (v.o. sott.it.) Introduce Barry McCrea (University of Notre Dame) [il film sarà preceduto dal corto Rúbaí, 11’]

Song of the Sea di T. Moore

2015-03-29

Song of the Sea  (2014, T. Moore) 80’ (v.o. sott.it.) [il film sarà preceduto dal corto vincitore della categoria animazione] Director: Tomm Moore; screenplay: Tomm Moore, Will Collins; art direction: Adrien Merigeau; editing: Darragh Byrne; music: Bruno Coulais, Kila; producers: Paul Young, Ross Murray; production companies: Melusine Productions, The Big Farm, Superprod, Nørlum, Cartoon Saloon. Cast (voices): Fionnula Flanagan, Brendan Gleeson, David Rawle, Lisa Hannigan, Lucy O’Connell, Jon Kenny, Pat Shortt, Colm Ó Snodaigh, Liam Hourican Saoirse e Ben vivono su una piccola isola con il padre, guardiano del faro. Il piccolo Ben non riesce a perdonare la sorella perché la sua nascita ha causato la morte della madre; ma non immagina che bambina, proprio come la mamma, è una Selkie: una mitica creatura marina, l’ultima della sua specie.

Frank di L. Abrahamson

2015-03-29

Frank  (2014, L. Abrahamson) 94’ (v.o. sott.it.) introduce Fabio Villanis, Hard Rock Cafè Roma a seguire: Incontro con il regista Lenny Abrahamson conducono Maurice Seezer (musicista) e Susanna Pellis (IrishFilmFesta) Director: Lenny Abrahamson; screenplay: Jon Ronson, Peter Straughan; cinematography: James Mather; editing: Nathan Nugent; music: Stephen Rennicks; production design: Richard Bullock; casting: Fiona Weir; producers: Ed Guiney, David Barron, Stevie Lee; production companies: Element Pictures, Runaway Fridge Films, Film 4; Irish location: Dublin. Cast: Michael Fassbender, Domhnall Gleeson, Maggie Gyllenhaal, Scoot McNairy, Carla Azar Proiezione in collaborazione con I Wonder Pictures Jon, giovane aspirante musicista, scopre di non essere all’altezza della situazione quando si unisce a una band di eccentrici performer guidati dal misterioso ed enigmatico Frank, un genio della musica che si nasconde dietro una enorme testa di cartapesta, e dalla sua temibile partner Clara. Liberamente ispirato a Frank Sidebottom, alter ego del comico e musicista britannico Chris Sievey, e ai cantautori Daniel Johnston e Captain Beefheart.

Film di chiusura: ’71 di Y. Demang

2015-03-29

Film di chiusura: ’71 (2014, Y. Demange)  102’ (v.o. sott.it.) [il film sarà preceduto dal corto vincitore della categoria live action] Director: Yann Demange; screenplay: Gregory Burke; cinematography: Anthony «Tat» Radcliffe; editing: Chris Wyatt; music: David Holmes; production design: Chris Oddy; producers: Angus Lamont, Robin Gutch; production companies: Crab Apple Films, Warp Films; Italian distribution: Good Films. Running time: 100’ Cast: Jack O’Connell, Paul Anderson, Richard Dormer, Sean Harris, Barry Keoghan, Martin McCann, Charlie Murphy, Sam Reid, Killian Scott, David Wilmot, Valene Kane, Paul Kennedy, Liam McMahon Proiezione in collaborazione con Good Films   Belfast, 1971. L’Irlanda del Nord è insanguinata dalla guerra civile tra cattolici indipendentisti e lealisti protestanti, che si combattono con attentati e sparatorie a cui partecipano unità paramilitari, bande di irregolari e di criminali. Tra i soldati di Sua Maestà impiegati per le strade della capitale irlandese c’è la recluta Gary. Quando, durante uno scontro, si trova solo tra le linee nemiche, ha inizio per lui una notte da incubo, in cui dovrà fronteggiare in prima persona il terrore e l’angoscia nati dall’odio fratricida.

N-Capace


Psyco

Un'impiegata ruba quarantamila dollari e fugge. Cambia la macchina, si trova nel mezzo di un temporale e decide di passare la notte in un motel. Il proprietario è Norman, all'apparenza un ottimo ragazzo che manifesta solo qualche piccola stranezza!

Una Nuova Amica

Tratto da una novella di Ruth Rendell, il film narra la storia di una giovane donna che cade in depressione dopo la morte della migliore amica

Vergine giurata

Hana cresce sulle montagne albanesi, dove vige una cultura arcaica e maschilista, per sfuggire al suo destino si appella proprio alla legge della sua terra, il Kanun: giura di rimanere vergine, prende il nome di Mark e si fa uomo...

Fino a qui tutto bene

L'ultimo weekend di cinque ragazzi che hanno studiato e vissuto nella stessa casa, ma adesso quel tempo di vita così divertente e protetto, sta per finire e dovranno assumersi le loro responsabilità.

La solita commedia - Inferno

Il nuovo film de "i soliti idioti" l'Inferno è nel caos. Una schiera di nuovi peccatori arriva ogni giorno ad affollare gli uffici di Minosse.

The Divergent Series: Insurgent

Mentre il mondo attorno a lei sta crollando, Tris cerca disperatamente di salvare tutti quelli che ama e se stessa.

La prima volta di mia figlia

Alberto, medico della mutua separato da dieci anni, è totalmente dedito alla figlia quindicenne. Quando legge di nascosto sul diario di Bianca che la sua bambina sta per fare l'amore per la prima volta va nel panico e...

Latin Lover

Nel decennale della morte di Saverio Crispo, divo del cinema italiano, le due vedove e quattro delle cinque figlie, si ritrovano nel paesino pugliese da cui aveva origine il padre per una celebrazione che si trasformerà in una riunione di famiglia.

Grandi capolavori restaurati

from 2015-03-01 to 2015-09-27


Grandi Maestri del Cinema Argentino 2015 - Fernando Birri, Leonardo Favio

from 2015-03-13 to 2015-12-02


Dietro le quinte di Hollywood “vietnamita”

2015-04-07

Dietro le quinte di Hollywood “vietnamita”  1. Heart's of Darkness: A Filmmaker's Apocalypse/Hearts of darkness. Diario dall'apocalisse (Usa, 1991, 96min.) di Fax Bahr, George Hickenlooper, Eleanor Coppola 2. A Tour of the Inferno: Revisiting 'Platoon'/Platoon:Tour dell’Inferno (Usa. 2001, 53min.) di Charles Kiselyak, Jeff McQueen (2001). Hollywood aspetterà che la guerra sia finita (1975) prima di occuparsene. Un po’ perché le majors hanno sempre paura di affrontare nei loro film argomenti politicamente scottanti, un po’ perché gli stessi registi non sanno bene come affrontare quella guerra che ogni giorno di più sta spaccando il paese. Così gli unici film che escono tra nel periodo della guerra (tra il 1960 e il 1975) sono il reazionario, per non dire fascista, Berretti verdi (John Wayne e Ray Kellog, 1968), e due film di  genere, tra b-movies e cinema d'exploitation, come Motorpsycho (Russ Meyer, 1965) o The Born Losers (Tom Laughlin, 1967). Gli altri film che escono in quel periodo sono quasi tutti legati al cinema militante oppure alla produzione underground legata alla controcultura e al movimento pacifista. Gli esempi più interessanti sono The Year of the Pig (Emile de Antonio, 1969) e Hearts and Minds (Peter Davies, 1974), realizzati con materiale d’archivio e budget bassissimo. Qualche segnale arriva dai registi della cosiddetta Nuova Hollywood, che provano a toccare il tabù-Vietnam ma solo in maniera obliqua. Basti pensare a western come Piccolo grande uomo (Arthur Penn, 1970) o Soldato blu (Ralph Nelson, 1970), dove gli indiani massacrati rimandano immediatamente ai vietnamiti bombardati; oppure a un film come Mash (Robert Altman, 1969) che, anche se parla della Corea, guarda soprattutto al Vietnam. Per avere un Vietnam-movie importante bisogna aspettare la fine degli Settanta, al biennio ‘78/’79, quando vedono la luce, tra gli altri, due grandi film, Il cacciatore di Michael Cimino e Apocalypse Now di Francis Ford Coppola. Il successo enorme di questi  due film risveglia l’interesse di Hollywood per il Vietnam, determinando un vero e proprio filone che si svilupperà per tutti gli anni Ottanta. Ma gli anni Ottanta sono anche quelli della presidenza Reagan (1981-1989), che vuol dire patriottismo e sciovinismo, con la conseguente rivalutazione reazionaria del conflitto, che da pagina tragica della storia della nazione diventa episodio grandioso ed eroico. Da qui tutto il filone dei Rambo e dei Chuck Norris, da Fratelli nella notte a Rambo II-La vendetta, da Rombo di tuono a Missing in Action e così via, con il rilancio di un' ideologia decisamente bellicista, impregnata com'è di spirito revanscista. Protagonista di questi film è soprattutto il personaggio del veterano, che finalmente trova il suo momento di riscatto e di gloria. Non solo ritorna protagonista, ma addirittura riprende a combattere, ritornando in Vietnam a finire il lavoro e, come vuole una leggenda allora molto diffusa, a liberare i militari americani ancora prigionieri dei vietcong. Naturalmente ci sono, per fortuna, anche altri film importanti, come Vittime di guerra di De Palma o Full Metal Jacket di Kubrick, entrambi del 1989; e ancora Good Morning, Vietnam (1987) di Barry Levinson, Tornando a casa (1978) di Hal Ashby, e così via. E c’è anche un modo diverso di raccontare il fenomeno dei veterani, come succede per esempio in di Taxi Driver (1976) di Martin Scorsese e, indirettamente, in Platoon (1986) di  Oliver Stone. Per dare conto di tutta questa temperie che attraversa l’America e il cinema americano di quegli anni, siamo andati a curiosare in due documentari/ backstage che riguardano due film fondamentali per capire tutte le contraddizioni nei rapporti tra cinema, guerra del Vietnam e America:  Heart's of Darkness: A Filmmaker's Apocalypse che riguarda il film di Coppola, e  A Tour of the Inferno: Revisiting 'Platoon' che riguarda il film di Stone. Nel primo abbiamo il racconto di una sfida impossibile, la realizzazione di un film folle, eccessivo, impossibile, sempre più sotto il segno della follia e della morte (non è un film sul Vietnam, è il Vietnam), allegorico, personale (un Vietnam dell’anima), europeo e d’autore, ma tutto dentro lo spettacolo hollywoodiano, disneyano, con un’America che non si riconosce più e viaggia tra l’apocalisse e la catastrofe. Il secondo, Platoon, di Stone, è invece tutto l’opposto, sembra quasi un ritorno allo schema del war-movie classico (addestramento, arrivo al fronte, battesimo del fuoco e perdita dell'innocenza, rigenerazione attraverso la violenza), col il protagonista che da giovane recluta inesperta si trasforma, dopo una serie di dure prove, in un combattente vero. Un film che vuole essere realistico e coerente fino alle estreme conseguenze, tanto da diventare il modello per gran parte degli altri film su Vietnam arrivati dopo. Ma soprattutto è un film che si rivolge prima di tutto ai veterani del Vietnam, dal titolo (platoon sta per plotone, una pattuglia di soldati, un modo di vivere insieme e di combattere) alla dedica finale, dalla collaborazione degli ex soldati alle riprese e all’addestramento degli attori alla presenza del colonnello Dale Dye tra i protagonisti del documentario. L’ambizione è quella di conciliare (di guarire) il paese, di ridare il giusto riconoscimento, pur tra mille contraddizioni ed errori, a tutti quelli che hanno combattuto e sono morti in Vietnam. 1. Heart's of Darkness: A Filmmaker's Apocalypse (Hearts of darkness. Diario dall'apocalisse) USA. 1991. Colore. 96min. regia: Fax Bahr, George Hickenlooper, Eleanor Coppola sceneggiatura: Fax Bahr, George Hickenlooper      con: Francis Ford Coppola, Eleanor Coppola, John Milius, George Lucas Tom Sternberg, Albert Hall, Frederic Forrest, Dean Tavoularis, Martin Sheen, Vittorio Storaro, Robert Duvall, Dennis Hopper, Marlon Brando, ecc.         suono: Jeff Burnett, Peter Lucas produzione: Doug Claybourne (American Zoetrope). «Il mio film non parla del Vietnam, è il Vietnam. Ciò che fu veramente. Era follia. Il modo in cui l’abbiamo girato è il modo in cui gli americani sono andati in Vietnam.Eravamo nella giungla, eravamo troppi, troppi soldi, troppe attrezzature e a poco a poco siamo diventati tutti matti» (Coppola alla presentazione del film a Cannes). Qualche anno prima, durante un’intervista sul set a dorso nudo aveva detto: «Ho girato il film più volgare, il più spettacolare, emozionante, granguignolesco, sensoramico, pieno d’azione, eccitante, mozzafiato... c’è tutto, sesso, violenza, umorismo... perché voglio che la gente venga a vederlo». Il titolo deriva dal romanzo Cuore di tenebra di Joseph Conrad che ispirò il film di Coppola, sovrapponendosi alla sceneggiatura di Lucas e Milius (quest’ultimo era stato a combattere in Vietnam). Eleanor Coppola, moglie del regista, aveva effettuato delle riprese durante la lavorazione del film; nel 1990 consegnò il materiale a due giovani autori, Fax Bahr e George Hickenlooper, che lo montarono insieme a nuove interviste e spezzoni del film. Apocalypse Now è la storia di un viaggio, di una missione per uccidere qualcuno. E insieme è la metafora di un viaggio all’interno di se stessi. Un viaggio nelle proprie angosce, ossessioni, paure. Paura di fallire, di impazzire, di morire. Un film doloroso e faticoso, che continua a cambiare attori, locations, produttori. Girato nella giungla delle Filippine, che è come quella del Vietnam, tra guerriglieri e combattenti veri, con una truppa hollywoodiana da kolossal, con il rischio continuo quindi di essere succhiato dalla palude, fermato, ucciso. Un film da trenta milioni di dollari, che ha bisogno di un’attenzione maniacale, continua, al limite della follia. Ed è questo impegno di tutti al di là dei loro stessi doveri (un impegno che ricorda quello di Herzog, Fitzcarraldo – un che ha molti punti di contatto con Apocalypse Now) a permettere di superare un tifone (che distrugge i set – compreso il “tempio di Kurtz” a cui avevano lavorato seicento persone sotto la direzione di Dean Tavoularis), l’infarto dell’attore principale, l’impreparazione e le pretese di Brando (che arriva sul set senza aver letto il libro, e si rifiuta di recitare il copione e di venire ripreso in piena luce), i 238 giorni di riprese nella giungla delle Filippine con il caldo soffocante, l’umidità, il fango e gli insetti. E anche a livello filmico tutto contribuisce a questa sensazione – diffusa – di lotta, di tragedia imminente. La luce sporca, le immagini tremolanti, gli sguardi allucinati degli intervistati, in particolare quello di Coppola che subisce, nel corso delle riprese, stupefacenti e inquietanti mutamenti fisici, quasi le vicissitudini affrontate si incidessero sul suo stesso corpo (messo in gioco per primo), viste le condizioni ambientali. Dunque, Diario dall’Apocalisse non è un semplice backstage, ma un vero e proprio documento. Una testimonianza, uno squarcio di reale che ci permette di vedere, messi a nudo, personaggi di solito offuscati dalla forza del mito. Senza infingimenti, senza sovrastrutture o dichiarazioni supervisionate da onnipotenti uffici stampa. Hearts of Darkness è il film girato durante la preparazione e le riprese di Apocalypse Now. È da sempre considerato un esempio perfetto di cinema documentario. Non assomiglia per niente a un backstage o, come si dice oggi, un making of. Raccontando sclerotici finanziatori e bancarotte pendenti, Brando bizzoso e la giungla filippina, Eleanor, moglie di Francis Ford Coppola, insieme a Bahr e Hickenlooper, ci mostra il percorso a fil di lama che dall'idea genera un film... e che film! Epica, pazienza e terribile bellezza del fare cinema. 2. A Tour of the Inferno: Revisiting 'Platoon'  - USA. 2001. Colore. 53min. regia: Charles Kiselyak, Jeff McQueen sceneggiatura: Charles Kiselyak con: Oliver Stone, Arnold Kopelson, Dale Dye, Charlie Sheen, Tom Berenger, Willem Dafoe, John C. McGinley, Forest Whitaker, Johnny Depp, ecc. voce narrante: Nguyen Le Hoang suono: Jeff Burnett, Peter Lucas produzione: Charles Kiselyak/James Kobayashi (MGM Home Entertainment) Uscito negli extra del DVD di Platoon, qualcuno ha definito il documentario di Charles Kiselyak e Jeff McQueen migliore dello stesso film di Oliver Stone. Un film che a suo tempo aveva scontentato buona parte della critica cinematografica, anche se, per la verità, si tratta di un buon esempio di film bellico, inserito tra l’altro in un filone (quello della guerra del Vietnam) che ha avuto grande fortuna commerciale, soprattutto negli Stati Uniti. Come è noto, Platoon è stato realizzato a partire dalle reali esperienze del regista Oliver Stone come soldato sul campo. E proprio da qui parte il documentario, allegato al DVD del film, A Tour of the Inferno: Revisiting 'Platoon'. In questa interessante “rivisitazione” vengono raccontate la genesi del film, la preparazione minuziosa e faticosa di tutta la troupe (tecnici e attori); e infine il racconto dell’Inferno delle riprese, attraverso spezzoni del film, repertorio, e una serie di interviste agli attori del cast, agli esperti militari (fondamentale il contributo di Dale Dye, il consigliere tecnico del film)  e naturalmente al regista. Il film inizia con immagini d’archivio della vera guerra del Vietnam e anche dopo continua ad alternare le immagini del film, il girato del backstrage delle riprese, foto e film de jeunesse di Stone, repertorio di immagini della guerra, quella vera. Con questa voce off di Stone che ogni tanto entra nel film, mescolandosi alla voce off del film vero (quella del soldato Chris Taylor/Charlie Sheen), quello del 1986. Il tentativo è quello, già evidente all’uscita del film, di sottolineare ancora di più la lotta per il riconoscimento di eguale dignità e rispetto dovuto a ciascun essere umano, compresi i veterani del Vietnam. Quindi presentare la guerra e i soldati che l’hanno combattuta sotto una luce diversa, più eroica e drammatica, ma anche più vera e umana, smentendo così il vecchio cliché che vedeva nel veterano della guerra del Vietnam solo un pazzo, un perdente patetico, se non addirittura un baby-killer incosciente e insensibile…  «Ho deciso di raccontare la mia guerra, – dice Stone – come io l’avevo vissuta… Nessuno aveva ancora fatto un film realista sul Vietnam, e mi sembrava importante che la gente non dimenticasse quello che era successo. Volevo fare un film perché quelli che sono stati là si ricordassero, e anche per ricordare alle nuove generazioni che quella guerra c’era stata ed evitare così che si potesse ripetere». Per questo il film si occupa direttamente, senza alcuna mediazione, di tutto quello che fa male, tutto quello che era considerato un tabou: i conflitti in seno all’esercito americano, il razzismo, la droga, le stragi di civili vietnamiti… E tuttavia il film si chiude con una dedica precisa: «a tutti quelli che hanno combattuto e sono morti nella guerra del Vietnam». Perché è proprio questa durezza, questa capacità di affrontare la verità, a garantire la credibilità del film, e quindi anche la dignità e l’onore dei veterani, la legittimità della loro esperienza vietnamita. Da qui l’ambizione, evidente nel documentario, di presentare Platoon come un film definitivo sulla guerra del Vietnam, e quindi anche lo strumento più adatto per tentare di curare la nazione (To Heal a Nation) e avviarla alla pacificazione, al superamento di questa ferita tremenda e ancora aperta.      

GLI ANNI DEL VIETNAM. 40 ANNI DOPO /giornata SANTIAGO ÀLVAREZ

2015-04-14

giornata SANTIAGO ÀLVAREZ  1. Hanoi, Martes 13 - Hanoi martedì 13 (Cuba, 1967, 38 min.) 2. L.B.J./ Lyndon B.Johnson  (Cuba, 1968, 18min.) 3. 79 primaveras/79 primavere (Cuba, 1969, 25min.) 4. Abril de Vietnam en el año del gato/Aprile del Vietnam nell’anno del gatto (Cuba, 1975, 124min.) Cubano, Santiago Àlvarez a vent’anni parte per gli Stati Uniti a imparare come si fa il cinema. Torna a Cuba, si iscrive al partito comunista e comincia a lavorare le per news e la televisione. E’ in prima fila durante la rivoluzione che elimina Battista e porta Fidel Castro al potere. Subito dopo, nel 1959, partecipa alla creazione dell’ICAIC, l’Istituto Cubano delle Arti e dell’Industria Cinematografiche. I suoi primi documentari sono tutti dalla parte della rivoluzione cubana (Escombray, Cyclone, ecc.), canti per immagini che raccontano la storia e l’epopea di un popolo e del suo lider maximo. Poi arrivano le opere con un respiro internazionale, come Now (violenta requisitoria contro il razzismo americano) e tutti gli altri a difesa deli popoli del terzo mondo in lotta contro il capitalismo/imperialismo rappresentato dal gigante americano. Ed è in questo contesto che nascono anche i 4 film dedicati alla lotta durissima del popolo vietnamita presentati in questa serata tutta dedicata al grande documentarista cubano: Hanoi, Martes 13 (1967); L.B.J.  (1968); 79 primaveras (1969) e Abril de Vietnam en el año del gato (1975). Àlvarez, al di là del suo collocarsi interamente dentro la militanza e la dialettica comunista, è un filmaker di grande valore, dotato di straordinarie qualità creative, che consistono soprattutto nella capacità di declinare la forza delle parole con il ritmo potente delle immagini. Con in più la forza dell’utopia socialista e l’intensità visionaria della tradizione cubana. «Io sono quello che sono perché sono cubano», diceva il grande musicista Bola de Nieve. La stessa cosa di potrebbe dire per Àlvarez. E se c’è un’immagine che si respira nella Cuba precastrista è quella del contrasto (ricchezza e povertà, arroganza e abbandono…). Ed è da lì che parte Àlvarez, mettendo alla base del suo fare cinema l’etica e l’estetica del contrasto. Una dimensione che in lui è particolarmente presente, soprattutto nella dialettica, nella tensione che riesce ogni volta a creare tra l’avvenimento “politico” esterno e il processo cinematografico di messa in scena. Contrasto che troverà proprio nei film sul Vietnam (tra il gigante imperialista e il piccolo popolo di contadini) la sua cifra stilistica più forte e limpida. E questo si avverte soprattutto nel montaggio (oltre che nella ripresa), nei rapporti tra immagine e suono, nel modo di utilizzare le immagini di repertorio (a collage) che popolano le sue sequenze più belle e indimenticabili. 1. Hanoi, Martes 13 - Cuba.1967.35mm.B.N./colore. 38min. sceneggiatura: Santiago Álvarez (testi narrativi di José Martí) fotografia: Iván Nápoles animazione e truka: Jorge Pucheaux, José (Pepìn) Rodriguez, Adalberto Hernández montaggio: Norma Torrado e Idalberto Gálvez musica: Leo Brouwer suono: Carlos Fernández produzione: Instituto Cubano del Arte e Industrias Cinematográficos (ICAIC) Àlvarez parte da Frank Capra documentarista della seconda guerra mondiale al seguito delle truppe americane, quando dice che «se un soldato conosce il suo nemico e le cause della guerra e se capisce per cosa combatte, certamente sarà un soldato migliore». Da qui un modo diverso di usare il cinema, sfruttando anche le tecniche messe a disposizione dalla propaganda americana (classico effetto boomerang), anche se è impossibile avere accesso diretto al paesaggio viscerale dell’Impero. Le fotografie e i film d’archivio sono un campionario di questa realtà inaccessibile all’artista; ma, come Grierson, sa bene che il documentario è il trattamento creativo della realtà, e soprattutto da un grande grande teorico come Richard Mac Cann, ha imparato che l'importante non è l’autenticità dei materiali, ma l’autenticità dei risultati. Così in Hanoi, martes 13 la sublimazione del contrasto, più che un processo, diventa un vero e proprio metodo. Il contrasto tra la vita, rappresentata dal coraggio e dalla tenacia dei vietnamiti, e la morte che arriva con le bombe dell’aggressore americano; tra l’amore e l’odio; tra la dignità dell’umiltà e l’impotenza della superbia. Così Hanoi, martes 13 diventa il capolavoro dove si incontrano, in una sorprendente sintesi, tutto il  virtuosismo del tecnico e l’emozione del poeta. Non per nulla il film ha una struttura poetico-narrativa che si rifà a un testo di José Martí del 1889. E fa vedere come vive e ha vissuto, e come ha lottato per la sua libertà l’eroico popolo vietnamita dal primo giorno che è cominciato il bombardamento sulla città di Hanoi. Straordinario l’uso della musica, come sempre in Àlvarez. 2. L.B.J. - Cuba.1968.35mm. B.N./colore.18min. sceneggiatura: Santiago Álvarez (testi di Martin L.King e Stokely Carmichael) fotografia: Ivan Nápoles animazione: José (Pepìn) Rodriguez, Adalberto Hernández truka: Jorge Pucheaux foto: riviste straniere montaggio: Norma Torrado e Idalberto Gálvez musica: Leo Brouwer, Pablo Milanés, Miriam Makeba, Nina Simone, Carl Orff con la collaborazione di: José Martinéz,  Arturo Valdès, A.Fernandez Reboiro, Rosa Savedra, Delia Queisada. produzione: Instituto Cubano del Arte e Industrias Cinematográficos (ICAIC) Tre nomi di morti ammazzati illustri (Luther King, Bob Kennedy e John F. Kennedy) vanno a comporre una sorta di Bingo nel jack pot immaginario di Santiago Àlvarez, per fissare nel titolo del suo ennesimo documentario sull’imperialismo USA e sul Vietnam, le iniziali del presidente americano di allora: Lyndon Baines Johnson. L.B.J. è probailmente l’espressione di collage più compiuta nell’opera del regista cubano, e uno dei migliori pamphlets anti-imperialisti di cui si ricordi la storia del cinema. Qui non si tratta di rendere il solo Johnson responasabile di tutte le disgrazie di una società, no: che sia Johnson, Coolidge ou Popeye, il presidente degli Stati Uniti è solamente il pezzo, la rondella più visibile di un ingranaggio di violenza e di corrosione che contamina e avvelena tutto, senza speranza. E’ questo il significato più profondo di questo film, dove il talento di Àlvarez tocca un livello eccezionale, grazie alla sua capacità di utilizare e muovere le immagini fino a una drammatizzazione violenta che utilizza le tecniche espressive più disparate, foto, disegni, film di ogni tipo diversissimi tra loro, e una fondamentale colonna sonora. E tutto questo ha un carattere puramente e decisamente allegorico, che rimanda a delle qualità più che a delle situazioni. Il regista cubano evita l’aneddoto, non gli interessa: gli serve solo come antitesi, qualcosa che, per trasparenza, ci rivela la faccia nascosta, il lato rimosso delle immagini. Così la sequenza di Martin Luther King, I Have a Dream, immediatamente seguita dal plotone d’esecuzione non potrebbe essere più violenta, feroce, caustica.         3. 79 primaveras Cuba. 1969.35mm. B.N. 25min. regia: Santiago Àlvarez sceneggiatura: Santiago Álvarez (su testi di Ho Chi Minh e Josè Martì) fotografia: Ivan Nápoles suono: Raúl Pérez Ureta e Carlos Fernándes montaggio: Norma Torrado musica: Leo Brouwer, Iron Butterfly repertorio: Studi Cinematografici di Hanoi produzione: Instituto Cubano del Arte e Industrias Cinematográficos (ICAIC)   Nel 1969 Àlvarez venne invitato ad Hanoi dal governo nord vietnamita per filmare i funerali di Ho Chi Minh, il leader dell'indipendenza vietnamita e fondatore della Repubblica democratica del Vietnam. 79 Primaveras ricostruisce i 79 anni di vita di Ho Chi Minh, alternando alle immagini della cerimonia funebre, materiali di repertorio che descrivono le tappe paradigmatiche della sua attività politica e rivoluzionaria. Ci sono molte immagini di funerali in questo film. Quelle di Ivan Nápoles, l’operatore di gran parte dei film di Àlvarez, sono speciali. La sua più che una biografia, diventa una sorta di elegia-denuncia, che è anche il modo migliore di interpretare  la storia di un popolo e del suo presidente, leader naturale in tutte le lotte anticolonialiste. Ecco allora tutti i vecchi film e le foto d’archivio dove compare l’immagine dello zio Ho, per mettere in scena brevemente la sua carriera politica. Ma è chiaro che lo scopo vero del film è tutt’altro: è quello di riuscire a fermare, a catturare il senso della vita, trasformarlo in un invito all’ottimismo, pur in un contesto così doloroso e tragico. Ma Àlvarez ci riesce grazie anche una concezione del montaggio fondato sul contrappunto, a delle immagini sempre intensamente significative e a un lavoro di composizione delle sequenze che rimanda a certe tecniche di Vertov. L’inizio è quasi un modello dell’antinomia. Il fiore che si apre è la linfa della vita, profondamente legata alla vocazione indipendentista di Ho Chi Minh; mentre il fungo di polvere creato dalla bomba è il veleno della morte… e non serve nemmeno spiegare da dove viene.           4. Abril de Vietnam en el año del gato Cuba. 1975. B.N./colore. 124min. regia: Santiago Àlvarez testo: Marta Rojas (con testi orginali di Ho Chi Minh e José Martí) fotografia: Iván Nápoles, Rodolfo García, Julio Valdés disegni e animazione: Rene Avila, Tullio Raggi, Leonardo Piñero animazione fotografica: Adalberto Hernandez effetti ottici: Eusebio Ortiz voce narrante: Nguyen Le Hang collaborazione speciale: Marta Rojas montaggio: Justo Vega, Norma Torrado suono: Jeronimo Labrada musica: Leo Brouwer e tradizionale vietnamita materiali d’archivio: Studi Filmici Nord e Sud Vietnam produzione: Jesús Díaz.   Forse la sua opera più alta, la sintesi del suo viaggio nell’universo vietnamita. Anche qui si parla della guerra vista da un’ottica antimperialista, ma con uno sguardo più attento, vero e umano. Comunque diverso dagli altri film vietnamiti di Àlvarez. E’ in qualche modo la chiusura di un ciclo storico sulle terre dell’Indocina, che trova il suo momento più alto e definitivo nella sconfitta dell’impero Usa del 1975. Dietro però c’è una storia di 4 mila anni, che è anche una storia di lotte per la libertà e l’indipendenza (il tutto concentrato in due ore di film). E insieme c’è la cultura così plastica e leggendaria del popolo vietnamita, i suoi canti, le danze, alternati a momenti di vita contemporanea, del Vietnam degli anni Sessanta e Settanta. La colonna sonora, straordinaria, è fatta di suoni, ritmi e musiche registrate direttamente in Vietnam, durante le riprese, e solo una piccola parte è composta dal solito Leo Brower, mettendo insieme i suoni e gli strumenti vietnamiti con i ritmi percussivi cubani. Il titolo del film, infine, fa riferimento alla tradizione  popolare di chiamare gli anni con i nomi di differenti animali: il 1975, anno della vittoria, prende il nome dall’anno del gatto.  Per quanto riguarda invece il mese d’aprile, è un mese di tradizionalmente di sconfitte per le forze reazionarie internazionali: la caduta del fascismo, la Playa Girón di Cuba, in Portogallo e infine il Vietnam.  

Cinema vietnamita al tempo della guerra

2015-04-21

Cinema vietnamita al tempo della guerra 1. Co Giao Hanh/La maestra Anna (Nord-Vietnam, 1966, 32min.) di Vu Pham Tu 2. Du kích Củ Chi/I guerriglieri di Cu Chi (Vietnam del Nord, 1967, 25min.) 3. Mien nam chien dau dau xuan 68/L’offensiva del TET (Vietnam del Nord, 1969, 28min.) 4. The road to the front/Andando al fronte (Nord-Vietnam, 1969, 20min.) 5. Nhung Nguiet dan xu quang/Gli abitanti del mio paese natale (Vietnam del Nord, 1971, 35min.) 6. Em bé Hà Nội/La ragazzina di Hanoi  (Vietnam del Nord, 1975, 72min.) di Hai Ninh Il nostro Archivio  possiede una grande quantità di film arrivati direttamente dal Vietnam, più o meno negli anni della guerra. In pellicola bianco e nero e, tranne poche eccezioni, in lingua vietnamita. E fa una strana impressione visionare questi film (molti, tra l’altro, sono anche su youtube, chissà come ci sono finiti). Perché, anche se la lingua è assolutamente incomprensibile, l’impressione è di ri-vedere qualcosa che già conosciamo. Forse perché sono talmente universali le storie che raccontano che si riesce a capire tutto. E’ come ritornare all’infanzia del cinema, all’immediatezza delle immagini, con l’emozione che si provava da bambini in una sala cinematografica. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di film di propaganda, girati su commissione politica, con pellicola sovietica… E tuttavia si ha l’impressione di una certa importanza e solennità che circonda e trasforma quello che stiamo vedendo, come se gli attori coinvolti avessero la coscienza di essere degli attori attivi della storia che si realizza in contemporanea con la realizzazione del film. Qualcuno di questi film, tra l’altro, sembra che sia stato girato proprio sotto le bombe americane. Che era poi uno dei desideri del Godard maoista: girare in Vietnam nel pieno di un conflitto a fuoco. Film di fiction, come La ragazzina di Hanoi e La maestra Anna, che abbiamo messo insieme perché sono due storie di bambini. Bambini e bambine molto presenti nei film vietnamiti (e in generale nei film sul Vietnam). Probabilmente perché sono (erano) gli uomini e le donne della prossima generazione, la prima che vedrà la pace, dopo troppi anni di guerra. Gli altri invece sono film documentari, quasi sempre realizzati o dalla Repubblica Socialista del Nord Vietnam o dal FLN del Vietnam del Sud. E dunque film politici, di nuovo, di propaganda. Ma ancora prima film che stanno in piedi da soli, che camminnao con le loro gambe perché hanno una vita dentro e un autore (o più autori) dietro. Film che arrivano a tutti perché per questo erano realizzati, per essere immediatamente proiettati tra la gente, i militanti, i combattenti, in giro per i villaggi (anche i più sperduti), su una semplice tela bianca, un pezzo di storia scritta sulla celluloide. E, a guardar bene, sono film soprattutto istruttivi, didattici: insegnano come vivere sottoterra, come installare una trappola, come riciclare una bomba non esplosa, come organizzarsi, curare i feriti, armarsi… Ma, come insegnava il Rossellini documentarista, è proprio il lavoro umile delle mani e del pensiero applicato che manda avanti il mondo, lo trasforma, lo fa diventare migliore. Sono film mai visti Italia e che per la prima volta trovano accoglienza in una sala cinematografica, davanti a un pubblico italiano. 1. Co Giao Hanh (1966)  Vietnam. 1966. B.N. 32min. titolo italiano: La maestra Anna regia: Vu Pham Tu produzione: Xuong Phim Hanoi lingua: vietnamita Storia di una maestra di villaggio che lascia a casa il bambino per andare a scuola. Strada facendo è sorpresa da un allarme aereo e porta al sicuro, in un rifugio, alcuni suoi scolari. Mentre sta per tornare a casa, l'altoparlante ordina ai responsabili di recarsi all'ospedale e alla scuola, obiettivo dell'aviazione nemica. Memore di tre bambini che l'aspettano a scuola, Hanh corre a salvarli e li porta in salvo in un rifugio. Quando finalmente riesce a tornare dal figlio, trova la casa distrutta dalle bombe. Mentre si dispera vede arrivare il bambino, messo in salvo da una vicina. 2. Du kích Củ Chi/I guerriglieri di Cu Chi  Vietnam. 1967. B.N. 25min. titolo italiano: I guerriglieri di Cu Chi casa di produzione: Xuong Phim Giai Phong (Studio Liberation/Dud Vietnam) Cu Chi è un piccolo angolo del territorio sudvietnamita, ad appena 15 chilometri da Saigon. E’ una terra d’alluvioni, una terra fertile di frutteti, con immense piantagioni di hevea (la pianta del caucciù). La macchina da guera degli Usa, nel tentativo di spezzare la resistenza del popolo vietnamita, l’ha trasformta inun inferno: cannonate, bombardieri strategici B52, prodotti chimici tossici, gas da combattimento… niente è stato risparmiato, nel tentativo di aprire un varco in questa parte del “Triangolo di Ferro”. Dopo che gli aerei hanno preparato a dovere il terreno con una serie di bombardamenti terribili, i marines sbarcano… per finire tra le tante trappole che i guerriglieri hanno loro preparato. I guerriglieri di Cu Chi sono in realtà dei semplici contadini, come per esempio la ragazza che vediamo all’inizio del film, e che, con la sua squadra, ha messo fuori combattimento 118 soldati nemici. Sono contadini attaccati alla loro terra, ragazzi e ragazze di ogni condizione sociale. Soprattutto costituiscono una comunità compatta. Una comunità, quella di Cu Chi, che, dopo aver fatto saltare l’operazione messa in campo su larga scala dagli americani, si prepara a far fronte a nuovi attacchi, recuperando e riciclando le armi lasciate sul terreno dagli americani, e consolidando le loro posizioni. In questo luogo, tra l’altro, si vive ormai da tempo sottoterra, perché qualsiasi tipo di vita normale all’aria aperta è ormai diventata impossibile: è sotto terra che si preparano e si consumano i pasti, che si tengono le rinuioni, si fa scuola, si proiettano film e così via. Cu Chi non è mai diventata la zona morta, come hanno desiderato a lungo gli americani e i loro alleati-fantoccio sud-vietnamiti. E’ anzi un luogo assolutamente vivo e ben organizzato: dappertutto ci sono trincee, posti di combattimento ben infossati e coperti nel terreno, gallerie sotterranee a vari livelli e con infinite ramificazioni tali da assicurare ai combattenti  vie di fuga e posizioni ideali per attaccare il nemico, attraverso una serie di imboscate e assalti micidiali. Tanto che alla fine gli ufficiali americani sono entrati in paranoia e hanno capito che non ce la faranno, perché, come vanno ripetendo, “i vietkong sono dappertutto e in nessun luogo”. E cinque giorni dopo la loro pesante sconfitta a Cu Chi, gli americani abbandonano quel territorio e vanno a piantare una nuova base da un’altra parte. Il coraggio nel combattimento, la grande fede nella vittoria, l’organizzazione perfetta del popolo combattente hanno dimostrato una volta di più la loro efficacia: a forza di cedere terreno ogni giorno, alla fine gli americani sono costretti ad abbandonare le loro posizioni. La terra di Cu Chi dimostra così di essere un bastione inattacabile, una difesa sicura del Triangolo di Ferro. 3. L'offensiva del Tet (Mien nam chien dau dau xuan 68) Italia/Vietnam. 1969. B.N. 26min. regia: Coll.ivo Cineasti del Fronte di Liberazione Nazionale del Vietnam del Sud testo: Mario Socrate musica: Luigi Nono, Luciano Berio voce narrante: Gian Maria Volonè produzione: Fronte di Liberazione Nazionale del Vietnam del Sud/Ufficio Cinema Pci. Gli operatori cinematografici del Fronte di Liberazione Nazionale del Vietnam del Sud hanno seguito con la macchina da presa uno dei momenti più drammatici dello scontro armato del popolo vietnamita contro l'imperialismo nord-americano e il regime-fantoccio di Saigon, realizzando una documentazione di grande interesse storico-politico e di particolare intensità. L’edizione italiana segue in gran parte quella vietnamita, a parte alcuni cambiamenti nel tetso della voce narrante (che qui è quella di Volonté) e in colonna sonora che vede la presenza di due nomi come quelli di Berio e di Luigi Nono. Il film è la cronaca, scarna e sintetica, dell'offensiva del Tet, ("Tét Nguyen Dan", letteralmente: "Il giorno del capodanno"), che iniziò la notte tra il 30 e il 31 gennaio 1968 e che scosse l'apparato militare degli Stati Uniti nel Vietnam del Sud, rivelando un'eccezionale capacità di lotta dei partigiani vietnamiti, i quali arrivarono perfino ad occupare, anche se solo per qualche ora, l'ambasciata Usa a Saigon, (fortino ritenuto inespugnabile, almeno sino a quel momento dall'esercito statunitense) prima di ritirarsi sulle proprie posizioni, in attesa di assestare un nuovo duro colpo all'invasore. 4. The road to the front Vietnam. 1969. B.N. 20 min. itolo italiano: Andando al fronte regia: collettiva a cura del FLN della Repubblica del Sud Vietnam produzione: Studio Liberation Sud Vietnam. Il film mostra il viaggio dei vietcong sul fiume e tra le paludi per raggiungere il fronte. Si susseguono le riprese delle piane del Vietnam, della campagna, con inquadrature di uccelli in volo, nel cielo sorvolato da aerei nemici. Donne e soldati si accampano nella foresta di bambù. Sulle piroghe vengono trasportate armi e merce. Carrellate e PP di guerrieri che si nascondono tra le canne per uscire allo scoperto sorridenti e riprendere a remare, dopo il passaggio degli aerei USA. Alla fine della navigazione palustre, il viaggio continua su terra, a bordo di carri trainati da buoi. Il gruppo raggiunge infine, tra bombardamenti e conflitti a fuoco, la strada battuta da autocarri e furgoni. Nonostante la inevitabile (e necessaria) retorica del testo, le immagini  mantengono un tono scarno, essenziale, documentando con grande efficacia il senso di una guerra terribile. 5. Nhung Nguiet dan xu quang (Gli abitanti del mio paese natale) Vietnam. 1971. B.N. 35min. regia e fotografia: Tran Van Thuy produzione: FLN della Repubblica del Sud Vietnam/Unitelefilm lingua: italiano. La descrizione della vita quotidiana in un piccolo villaggio liberato nella provincia di Guang-Da, nel Vietnam del Sud. Attraverso la lotta e una paziente opera di ricostruzione nelle zone libere, il popolo vietnamita crea giorno per giorno le basi per l'affermazione della propria indipendenza. Il tessuto sociale e culturale degli abitanti del villaggio, nonostante le vicende tragiche, va comunque arricchendosi e rafforzandosi. Il paese natale è quello dell’autore del film, e questo fatto influenza in senso positivo immagini e montaggio, accentuandone l’affetto, ma anche la determinazione . 6. Em bé Hà Nội (La ragazzina di Hanoi) Vietnam. 1975. B.N. 72min. regia: Hai Ninh sceneggiatura: Hoang Tich Chi, Hai Ninh, Vuong Dan Hoan fotografia: Tran The Dan montaggio: Hong Luc musica: Hoang Van       interpreti: Lan Huong, Tra Giang, The Anh, Kim Xuan, Bic Van, Thanh Tu, Quynh Anh, Ha Trong, Tue Minh, ecc. produzione: Vietnam Studios lingua: vietnamita (sottotitoli italiani)   La storia è quella, popolare e classica, di una ragazzina perduta e disperata durante i bombardamenti di Hanoi del Natale 1972. Una storia che il regista Hai Ninh gira nel 1974, trasformandola in un film d’amore e di solidarietà dedicato alle sofferenze e al dolore della gente della capitale vietnamita e al loro eroico comportamento dimostrato in quei dodici giorni di bomabardamenti infernali e criminali. Una storia molto semplice, ma di grandi emozioni, destinata a diventare un classico della cinematografia vietnamita, consacrando per sempre il personaggio della piccola protagonista Ngoc Ha, che diventerà per tutti La ragazzina di Hanoi.  

I documentari “militanti” italiani

2015-04-23

I documentari “militanti” italiani  1. Vietnam chiama  (Italia, 1965, 24min.) di Luciano Malaspina  2. Vietnam test (Italia, 1965, 20min.) di Antonio Bertini 3. Il Vietnam è qui  (Italia, 1967, 17 min.) di Giuseppe Ferrara 4. Dal Nord al Sud per il Vietnam (Italia, 1968, 25min.) di Franco Taviani 5. Ho Chi Minh  (Italia, 1969, 18min.) di Francesco Maselli e Luigi Perelli 6. Nixon a Roma (Italia, 1969, 8min.) di M. Rotundi/Mov. Studentesco Romano 7. Sconfiggeremo il cielo (Italia, 1972, 37min.) di Antonio Bertini e Sergio Nuti Il film politico, militante, nasce in quegli anni, negli anni del Vietnam. Soprattutto quello militante, perché quello politico era soprattutto quello impegnato (di impegno civile) di Rosi e Petri, per intenderci. Il cinema militante è meno politico, se vogliamo, perché nasce da altre premesse. E più legato al ’68 e al movimento. Ed è un cinema che risponde prima di tutto a una necessità, a un’urgenza sul piano della comunicazione e della rappresentazione di una società che sta cambiando, in un contesto di violente contraddizioni politiche  e di lotte sociali. La contro-informazione è stata, infatti, la necessità prima e immediata, che ha inventato le basi per un uso "di parte" del mezzo cinematografico, per poi essere affiancata da un'articolazione più ampia di tentativi e riflessioni su come realizzare "cinema politico politicamente", per dirla con Godard. E’ infatti dalla Francia (dai mitici ciné-tracts, girati e proiettati immediatamente in maniera militante) come dai newsreels dei militanti americani che arrivano le prime suggestioni. In Italia tuttavia il cinema della contro-informazione aveva già trovato un padre nobile come Cesare Zavattini, che alla fine del 1967 annunciato e avviato la realizzazione dei primi Cinegiornali liberi. E questo più o meno in contemporanea con i Cinegiornali del Movimento studentesco di Roma. E’ da questa doppia spinta che prenderà vita il documentario d’inchiesta, d’informazione e insieme di formazione politica, realizzato con mezzi leggeri (sedici millimetri ma anche videotape), e quindi capace di arrivare velocemente in tutte le situazioni di scontro e di lotta: le università e le fabbriche, le strade,  le piazze furono, i luoghi dove si faceva politica, soprattutto dove ci si riuniva per manifestare e lottare. Anche se bisogna dire che, a differenza dei francesi e degli americani, il cinema militante italiano, si è mosso alla fine in un ambito più tradizionale, vicino al cinema politico (neo-realistico?), capace cioè di raccontare, senza sofisticate destrutturazioni o complicate metafore, le idee del movimento (la lotta contro la guerra in Vietnam e contro tutte le dittature, l’antimperialismo, l’antiautoritarismo, ecc.), esercitando uno sguardo critico sulla società contemporanea e sulla storia. Ed è chiaro come, in questo contesto, il Vietnam diventi un riferimento fondamentale. Proprio perché, in parallelo con l’escalation americana, quella guerra stava diventando sempre di più, nella coscienza popolare internazionale, il simbolo della resistenza di ogni popolo che si batte per la propria indipendenza dal colonialismo e dall’imperialismo. Come dimostrano i film su questo argomento conservati in Archivio e che vogliamo proiettare in questa serata dedicata al cinema militante italiano di quegli anni. Film che raccontano appunto la mobilitazione popolare (operai, studenti, donne, ecc.) che per anni, dal ‘64 al ’75, ha accompagnato la guerra, chiedendo la fine dei bombardamenti, il rispetto degli accordi di Ginevra e quindi la pace per il Vietnam. Tantissimi film, molti non finiti o non montati, ma che nel loro insieme danno questo senso forte, partecipato, dell’allargamento popolare della protesta, di una solidarietà e di una partecipazione che ricordano i momenti più alti della storia popolare e democratica del nostro paese. E ci sono tutti, tutti i ceti popolari, dal Nord al Sud, cittadini qualsiasi, dirigenti politici, intellettuali di ogni tipo. Così ogni manifestazione diventa una sorta di campionario popolare,     bellissimo e commovente, di persone, di gesti, di atteggiamenti, di parole d’ordine, soprattutto di immagini  (facce, corpi, uomini, donne, vecchi, bambini per mano ai genitori, scolaresche, consigli di fabbrica, gente che canta, balla, fa teatro, e via elencando). E soprattutto si vedono i giovani, gli studenti, che per l’occasione inventano nuove forme di protesta e di lotta, di resistenza civile come sit-in davanti all’ambasciata americana o la bandiera vietnamita innalzata da un portuale su una nave americana nel porto di Livorno. 1. Vietnam chiama Italia. 1965. B.N. 24min. regia: Luciano Malaspina testo: Romano Ledda voce narrante: Riccardo Cucciolla produzione: Unitelefilm. Il documentario, realizzato con materiali di repertorio cinematografico, rievoca la storia dell’Indocina dal 1945 agli anni ‘60: la battaglia di Dien Bien Phu, che vide la fine della dominazione coloniale francese, sancita dalla conferenza di Ginevra nel 1954; la scelta del Vietnam del Nord, prima ex-colonia ad essersi trasformata in un paese socialista; la vita politica nel Vietnam del Sud, con il succedersi di governi reazionari e dispotici; l’aggressione militare degli Stati Uniti contro la Repubblica Popolare del Vietnam del Nord, che ha chiamato tutto il mondo democratico alla solidarietà e alla mobilitazione per sostenerla. 2. Vietnam test - Italia, 1965, B.N. 21min. regia: Antonio Bertini testo: Gianni Toti voce: Riccardo Cucciolla montaggio: Giorgio Urschitz produzione: Unitelefilm Il film denuncia l'intervento americano nel Vietnam. Inizia con scene della guerra nel Vietnam, mentre Tino Buazzelli legge una poesia Brecht: «Generale, il tuo carro armato è una macchina potente/Spiana un bosco e sfracella cento uomini./Ma ha un difetto:/ha bisogno di un carrista».  Riprese della veglia al teatro Adriano di Roma nel 1965. Poi spezzoni di manifestazioni in varie città d’Italia, in situazioni diverse, con gente di ogni provenienza sociale: intellettuali, operai, cantanti, donne, pensionati, gente normale. Ma questa volta sono soprattutto gli intellettuali e gli artisti a sfilare e a essere coinvolti con breve dichiarazioni sulla sporca guerra del Vietnam. Ecco allora le dichiarazioni di Laura Betti, Gian Maria Volonté, Valentino Orsini, Lamberto Maggiorani, Pino Zac, Dario Fo, Eduardo De Filippo, Cesare Zavattini, Giorgio La Pira, Renato Guttuso. Al teatro Adriano cantano Giovanna Daffini e le mondine, Sergio Endrigo, il gruppo di Piadena, Ivan Della Mea e altri. Parlano Giancarlo Pajetta e Achille Occhetto. Ma ci sono anche le persone comuni, gente qualsiasi, intervistata velocemente per strrada, in autobus, sul posto di lavoro. Con risposte spesso infastidite, qualunquistiche, gente che non sa e non gliene frega niente di sapere. E intanto le immagini che arrivano dal Vietnam parlano di oppressione e di morte, di terra avvelenata, defolianti, bonzi e bambini bruciati… 3. Il Vietnam è qui Italia. 1965. B.N. 17min. regia: Giuseppe Ferrara fotografia: Mario Carbone montaggio: Mario Serandrei testo: Gianni Toti voce narrante: Nando Gazzolo produzione: Unitelefilm. Il documentario venne prodotto in occasione di una grande manifestazione popolare a favore del Vietnam, organizzata dalla sinistra con la partecipazione di Gian Maria Volontè. Il film, girato solo su fotografie, venne realizzato in poco più di una settimana e montato da Ferrara in tre giorni e tre notti. Il Vietnam è qui evve tuttavia un grande successo, e ottenne il premio dell’allora Ministero del Turismo e dello Spettacolo. 4. Dal Nord e dal Sud per il Vietnam Italia. 1968. B.N. 25min. regia: Franco Taviani fotografia: Giuliano Giustini testo: Gianni Toti produzione: Unitelefilm. Nel novembre del 1967 Danilo Dolci presiede un comitato che promuove la "Marcia dal Nord al Sud per il Vietnam e per la pace" e chiede al governo italiano di prendere le distanze dall'intervento militare statunitense nel Vietnam per proporre una soluzione pacifica. Conclusasi a Roma, davanti a Montecitorio, la marcia mobilita molte persone e tocca decine di città italiane, portandovi una rappresentanza vietnamita e una dell'America dissidente e pacifista. Il film è costruito soprattutto attorno a 4 protagonisti della marcia. E questo, dal punto di vista cinematografico, costituisce anche un’occasione per mostrare aspetti quotidiani della vita italiana in tutta la penisola, e per mostrare la  solidarietà dei nostri concittadini nei confrointi di un popolo per decenni vittima di guerra e distruzioni. 5. Ho Chi Minh Italia. 1969. B,N. 18min regia: Francesco Maselli, Luigi Perelli produzione: Ufficio Cinema PCI “Colui che illumina”, è questo che significa il suo nome, Ho Chi Minh. E il documentario di Maselli e Perelli è un omaggio alla sua vita e al suo straordinario coraggio di grande rivoluzionario. Segue così i momenti più significativi della sua lunga e difficile esperienza politica, sottolineando le sue scelte, vittorie e conquiste, che ne hanno fatto una delle personalità più alte del movimento socialista internazionale. Ripercorre la sua storia e la sua vita, strettamente intrecciate con quelle della sua terra, l'Indocina: descrive lo stato del paese ai tempi della sua nascita, sottolinea l'influenza della Rivoluzione sovietica e della lotta dei comunisti cinesi nella sua formazione politica; mostra il volto del colonialismo francese in Indocina; sintetizza gli avvenimenti degli anni intorno alla seconda guerra mondiale, fino all'ingresso dei combattenti vietnamiti ad Hanoi; ricorda la lunga guerra diretta da Ho Chi Minh contro i colonialisti francesi, fino alla battaglia di Dien Bien Phu. L'ultima parte del film si riferisce alla situazione politica mondiale alla fine degli anni sessanta e fa riferimento all'aggressione nord-americana, alla difesa della propria indipendenza da parte del Vietnam del Nord, alla battaglia dei vietnamiti del Sud contro l'oppressione straniera ed il regime fantoccio di Saigon. 6. Nixon a Roma (1969) Italia. 1969. B.N. 8min. regia: Maurizio Rotundi produzione: Movimento Studentesco di Roma. Il 27 febbraio 1969 il presidente americano Richard Nixon è a Roma in visita ufficiale. Le immagini televisive di questo avvenimento sono intercalate da quelle delle manifestazioni studentesche contro Nixon e la guerra in Vietnam organizzate dal Movimento Studentesco romano e non solo. «In seguito l’attività non si interruppe completamente. Alcuni componenti del gruppo dei cinegironali non abbandonarono l’iniziativa e girarono altri due film: il primo documentava l’arrivo di Nixon in Italia e gli scontri che in quell’occasione si ebbero a Roma con le forze di polizia. A differenza degli altri film, qui non c’è una registrazione pura e semplice dei fatti, ma la ricerca di una maggiore efficacia espressiva ottenuta con un montaggio alternato fra le immagini del corteo presidenziale (ripresa effettuata su schermo televisivo durante la trasmissione del corteo) e quelle della violenza poliziesca nelle strade circostanti, realizzato attraverso un montaggio fotografico. I due momenti erano sottolineati e contrapposti ancora di più da musiche e rumori d’ambiente che, mentre da un lato mettevano in risalto l’aspetto grottesco e assurdamente spettacolare della parata, dall’altro evidenziavano gli aspetti più crudi e violenti degli scontri» (cfr. Cinegiornali studenteschi, in “1968-1972 esperienze di cinema militante” a cura di Faliero Rosati, numero monografico di Bianco & Nero, fascicolo 7/8, 1973). 7. Sconfiggeremo il cielo Italia. 1972. B.N. 37min. regia: Antonio Bertini; Sergio Nuti produzione: Unitelefilm anno di produzione: 1972 "Sconfiggeremo il cielo" è una frase del generale Giap, il popolare dirigente vietnamita, che ha espresso così la ferma intenzione dei vietnamiti di resistere all'aggressione militare nord-americana e di vincere la guerra non dichiarata che gli Stati Uniti hanno condotto contro il Vietnam. Il film - realizzato con materiali di repertorio e di attualità, tra cui particolarmente significativi quelli girati da operatori nord-vietnamiti - inizia con un paragone: la vita in una città come New York e l'esistenza che i vietnamiti conducono soprattutto nelle caverne e nei rifugi sotterranei, scavati per sfuggire ai bombardamenti aerei, e in cui gli abitanti hanno organizzato la propria vita e il proprio lavoro. Fuori, nelle campagne del Vietnam, continua il lavoro agricolo e l'opera continua di vigilanza e di intervento per impedire che le dighe sui fiumi e sui bacini vengano distrutte dalle bombe e allaghino i campi. Il film descrive anche la complessa organizzazione sanitaria del Vietnam del Nord; mostra infine immagini degli echi che la guerra ha negli Stati Uniti attraverso le riprese di una manifestazione reazionaria di veterani del Vietnam e di una contro-manifestazione giovanile che chiede la pace e la fine dell'intervento statunitense in quella parte del mondo. Le immagini presentate documentano, inoltre, l'uso delle armi chimiche da parte degli americani; e infine il racconto cinematografico dell'offensiva del Tet del gennaio 1968, quando i vietcong riuscirono quasi a vincere la guerra proprio nel momento in cui era al massimo la presenza militare statunitense sul territorio vietnamita.

Il vietnam e il cinema francese

2015-04-28

Il vietnam e il cinema francese 1. Phim Phong Su/Wilfred Burchett in Vietnam (Francia/Vietnam, 1963, 44min.) di Wilfred Burchett e Roger Pic. 2. Loin du Vietnam/Lontano dal Vietnam (Francia, 1967, 120min.) di J.Ivens, W.Klein, J.-L. Godard, C.Lelouch, C.Marker, A.Resnais, ecc. 3.La Section Anderson (Francia, 1967, 65min.) di Pierre Schœndœrffer 1. Phim Phong Su/Wilfred Burchett in visita nelle zone liberate del Sud-Vietnam Francia/Vietnam, 1963, B.N. 44min. regia: Wilfred Burchett e Roger Pic (non accreditati) sceneggiatura: Wilfred Burchett. fotografia: Nguyem Hien Hien, Tran Nhu, Doan Bay, Tran Dong, Vu Muoi, Nguyem Thanh, Quoc Dung, Xuan Phong. suono: Tran Trung, Huinh Van Han. montaggio: Long Chau, Ha Quang Sang. musiche: Chon Loc Trong, compositore patriottico e Orchestra Radio Liberation. con la collaborazione: dei gruppi cinematografici Cac To Dien Anh, Long-An, Sai-gon Gia-Dinh, Thua-Thien, Huè; e di tutte le suddivisioni territoriali dell’esercito popolare di liberazione del sud-vietnam produzione: FLN del Sud-Vietnam e Studio Liberation. Prima edizione italiana (sottotitoli a cura dell’AAMOD). Spiega il giornalista australiano Wilfred Burchett, all’inizio del film: «Questa visita nella regione liberata del Sud Vietnam è uno degli avvenimenti più importanti dei miei 25 anni di giornalismo. Dieci anni fa, ho avuto il piacere di incontrare il presidente Ho Chi Minh, subito prima della battaglia di Dien Bien Phu, che decretò la fine del colonialismo francese in Indocina. Anche questa volta, visitando il  Vietnam del Sud, non ho mai smesso di pensare a quello che era successo 10 anni fa.Tutto quello che ho visto e sentito dimostra, fino all’evidenza, che un’altra Dien Bien Phu è pronta per l’esercito degli americani. Né potrebbe essere diversamente, visto che i vietnamiti difendono le loro case e i loro familiari». Lo chiamavano il giornalista ribelle, Burchett, perché avveva scelto di fare giornalismo dall’altra parte della storia. Lui è stato il primo a riferire al mondo dei devastanti effetti della bomba atomica sganciata su Hiroshima. E per anni ha continuato a ripetere che  l'Occidente aveva sbagliato a intervenire in Corea, dove pure era stato e vissuto a lungo. Così come, durante la guerra del Vietnam, ha vissuto per molti anni tra i vietcong, diventando un grande amico e ammiratore del presidente Ho Chi Minh. Posizioni scomode, le sue, che gli creeranno non pochi problemi, a cominciare dal suo paese d’origine, l’Australia, che lo bollerà come un traditore della patria, negandogli per anni il passaporto e quindi condannandolo all’esilio. Il Vietnam è stato il suo paese più amato, al quale ha dedicato ben otto libri (tra cui, “My Visit to the Liberated Zones of South Vietnam” del 1964) e tre documentari. A cominciare da questo film, il primo, in cui lo vediamo, come una specie di freak ante litteram, avviarsi a piedi (con sandali, zaino e t-shirt) a scoprire le zone del VietNam del Sud liberate dalla presenza americana e dall’oppressione dei fantocci governativi. Il film ha un’aria decisamente naif, dove la natura potente e avvolgente del paese indocinese ritrova alla fine lo stesso respiro, libero e combattente, della rinata repubblica sudvietnamita, del suo popolo giovanissimo, delle prime realizzazioni del socialismo. 2. Loin du Vietnam Francia, 1967, Colore e BN, 116min. titolo italiano: Lontano dal Vietnam. titoli di testa (secondo l’ordine di apparizione, completato da Tode/Kampe): S.L.O.N. présente Loin du Vietnam Alain Resnais, William Klein, Joris Ivens, Agnès Varda, Claude Lelouch, Jean-Luc Godard [registi]; Michèle Ray, Roger Pic, Marceline Loridan [reportages]; Jaqueline Meppiel, Ragnar, Jean Ravel [montaggio], Michel Fano [musica], Andrea Haran [amministrazione]; Christian Quinson [truka]; Philippe Capdenat [musica]; Georges Aperguis [musica]; Valérie Mayoux [montaggio e sottotitoli]; Maurice Garrel [attore]; Bernard Fresson, Karen Blanguernon [interpreti, episodio Resnais]; Anne Bellec, K. S. Karol, Jacques Sternberg [sceneggiatori episodio Resnais], Jean Lacouture, François Maspero [autori testi]; Pierre Grunstein, Alain Franchet, Didier Beaudet, Jacques Bidou [assistenti]; Colette Leloup [montaggio, episodio Resnais]; Eric Pluet [montaggio]; Sylvette Baudrot [segretaria edizione, episodio Resnais], Marie-Louise Guinet [assistente]; Willy Kurant, Ghislain Cloquet, Jean Boffety, Denis Clairval [fotografia, episodio Resnais]; Bruno Muel, Paul Bourron, Théo Robiché, Bernard Zitzermann [fotografia]; Alain Levent, Charles Bitsch, Emmanuel Mechuel, Kieu Tham [fotografia]; Antoine Bonfanti, Harald Maury, Harrik Maury, René Levert [presa diretta], Roger de Monestrol, Anne Roux, Florence Malraux [assitenti]; Chirs Marker [coordinamento, montaggio]; Jean Larivière [animazione]; Hanns Eisler [musica titoli]; Albert Jurgenson  [collaborazione al montaggio]; Denis Goldschmidt, Ethel Blum, Michèle Bouder [fotografi]; e molti altri tecnici, assistenti e amici hanno partecipato alla realizzazione di questo film nel 1967, per affermare, attraverso l'esercizio della loro professione, la loro solidarietà con il popolo vietnamita in lotta contro l'aggressione. Film politico, in diversi episodi, più un’introduzione e un epilogo. Dichiaratamente schierato dalla parete del popolo vietnamita contro l’intervento americano in Vietnam. Tra i tanti contributi dei diversi autori, ricordiamo: i bombardieri che partono dalle portaerei nel Golfo del Tonchino per bombardare ogni giorno il Nord e il Sud Vietnam; le manifestazioni di varie parti del mondo, a favore o contro la guerra; la vita ad Hanoi raccontata da Ivens e Loridan e le immagini del micidiale bombardamento del dicembre 1966 nel cuore popolare della città girate dai documentaristi nordvietnamiti; il teatro di strada in un villaggio vietnamita dove si vede Johnson che piange i suoi aerei da guerra abbattuti dai fucili dei vietcong; Godard che parla agli spettatori, accanto a una gigantesca Mitchell, spiegando che ognuno deve trovare il suo Vietnam a casa sua; Fidel Castro che spiega il meccanismo imbattibile della guerriglia; il suicidio di Norman Morrison che si dà fuoco davanti al Pentagono, e la storia di Michèle Ray, una giornalista passata dalla parte dei vietcong; Resnais che mette in scena i patetici tormenti di un intellettuale di sinistra; William Klein e il repertorio delle manifestazioni americane; e soprattutto Chris Marker, l’autore vero e il coordinatore di tutto il film, colui che mette indieme la squadra, che coordina i contrubuti, che cura il montaggio, i testi, i sottotitoli, dando senso (narrativo e politico) a un documentario straordinario, che diventa una sorta di prova per gli Sati Generali del Cinema del 68 francese. 3.La section Anderson   Francia. 1967. B.N. 65min. titolo italiano: Il plotone Anderson. regia: Pierre Schoendoerffer. sceneggiatura: Pierre Schoendoerffer fotografia: Dominique Merlin. suono: Raymond Adam. montaggio: Nguyen Long, Guy Deschamps. musiche: musica tradizionale vietnamita; “These Boots Are Made For Walking” (Nancy Sinatra); “Saint James Infirmary” (Roy Meetover); “Daddy’s Home” (Roy Meetover); “When A man Loves A Woman” (Percy Sledge). produzione: French Broadcasting System. Prima edizione italiana (sottotitoli a cura dell’AAMOD) Molto più di un reportage, il film punta soprattutto al pubblico americano, perché prenda finalmente coscienza della tragedia del Vietnam. Oscar come miglior documentario nel 1968, il film di produzione francese di Schoendoerffer tenta di costruire e di proporre una nuova immagine della guerra e dei suoi protagonisti. Un’immagine che, secondo qualche critico, influenzerà anche grandi film hollywoodiani  come Apocalypse Now, Full Metal Jacket e soprattutto Platoon d’Oliver Stone. E’ una storia vista tutta dalla parte americana (con una regia che strizza l’occhio al cinema americano), ambientata tra una ventina di soldati, nelle condizioni estreme che offre la giungla, trasformata nella stagione delle piogge in campo di battaglia. Il regista resterà con loro per sei settimane, girando tutto dal vero, immagini prese dalla vita, abitate da personaggi come tanti, semplici e generosi. Tra attese di guardia e scontri sul campo (più una èiccola vacanza sentomentale), un pezzo di storia giovanile, spostata nell’Inferno del Vietnam, con alcuni momenti musicali a commentare, ad accompagnare un quotidiano per alcuni senza futuro.

USA: le tante facce della guerra

2015-04-30

USA: le tante facce della guerra 1. Coming Home/Tornando a casa (Usa, 1978, 127min.) di Hal Ashby 2. The Fog of War: Eleven Lessons from the Life of Robert S.  McNamara/ The Fog of War: La guerra secondo Robert McNamara  (Usa, 2003, 30min.) di Errol Morris (parte) 3. Winter soldier/Soldato d’inverno (Usa, 1971, 25min.) Comitato Winterfilm 4. La sixième face du Pentagone/La sesta faccia del Pentagono (Francia, 1980, 27min.) di Chris Marker  Il movimento di massa degli studenti americani trovò nella guerra del Vietnam il tema nazionale, unificante, che incendiò l’opposizione dell’intero paese, saldandosi da una parte con l’ideologia del potere nero e latino che si stava diffondendo sempre più sia nei campus universitari che tra i ragazzi delle grandi periferie urbane, dall’altra con il desiderio sempre più forte, da parte degli studenti, di impegnarsi concretamente su tutta una serie di problemi come la lotta contro la povertà, l’oppressione e la discriminazione di classe e così via. Messi insieme, questi tre tipi di attivismo diventarono una minaccia troppo forte e pericolosa per le amministrazioni americane, a tutti i velli. E questo spiega la violenza e l’intensità della repressione governativa. Ma è la protesta, limpida e di massa, contro la guerra l’elemento forte e trainante, soprattutto nei giorni immediatamente precedenti il 1968. Il dispiegamento americano di un numero sempre crescente di uomini e mezzi contro il popolo vietnamita era divenuto intollerabile, le immagini dei massacri della popolazione civile e l’esperienza sconvolgente dei soldati ebbero una larghissima risonanza tra tutti i ceti sociali del paese. Sempre più numerose divennero le manifestazioni contro una guerra definita “sporca” per la sproporzione tra i due contendenti e per gli strumenti di terrore e di morte utilizzati dall’esercito statunitense contro la guerriglia. Migliaia di giovani americani rifiutarono la chiamata alle armi e si diffuse in tutto il mondo lo slogan «Fate l’amore, non fate la guerra». Schematizzando, si possono distinguere tre tempi forti del movimento di contestazione alla guerra: il 20 novembre 1969 il New York Times riporta la notizia di un massacro di civili vietnamiti compiuto dai GI americani nel villaggio di My Lai; il 4 maggio 1970 sul campus dell’università di Kent quattro studenti del movimento vengono uccisi dalla guardia nazionale; e, terzo, il 3 maggio 1971 arriva la risposta imponente del movimento con una manifestazione enorme che mette insieme più di 500 mila persone (in gran parte studenti) in marcia a Washington. In tutto questo c’era anche il cinema, soprattutto il cinema militante che si esprimeva attraverso la forma del newsreel. Furono Robert Kramer e Allan Siegel che, durante una manifestazione al Pentagono, decisero di fondare l’agenzia Newsreel (letteralmente, un documento reale), un’agenzia cinematografica alternativa, che era tutto un altro modo di fare immagini, cinema, controinformazione, soprattutto rispetto alle televisioni di regime. Un altro linguaggio, un altro modo di fare cinema, distribuzione, qualcosa già molto vicino alla guerriglia urbana. 1. Coming Home - Tornando a casa Usa, 1978, colore, 127min regia: Hal Ashby fotografia:     Haskell Wexler montaggio: Don Zimmerman musiche: Paul McCartney con: Jane Fonda, Jon Voight, Bruce Dern, Penelope Milford, Robert Carradine, Robert Ginty, Charlie Cyphers, Teresa Hughes, Mary Jackson, ecc. produzione: Jerome Hellman per United Artists. Un film decisamente forte e sentimentale (l’Ashby di Shampoo, per capirci), con al centro la storia di un reduce dal Vietnam, Luke (John Voight), che è costretto a vivere su una carrozzella, e che solo l’amore di un’infermiera, Sally (Jane Fonda), riesce alla fine a salvare. Vittima della guerra è anche Bob (Bruce Dern), il marito di Sally, anche lui alienato e confuso, che alla fine si lascia morire in mare. Un film drammatico, di grandi emozioni, pacifista e convincente, anche se Ashby mette troppa carne al fuoco, e spesso le storie e le problematiche restano sospese a metà, e le contraddizioni irrisolte. Un film che ha comunque portato ben due Oscar ai due protagonisti, anche se solo Jane Fonda ci sembra veramente grande. E poi il povero Bob/Dern, fuori di testa, soprattutto nella seconda parte, quella che finisce con la nuotata suicida. E poi c’è un ricordo forte che resta del film, un’atmosfera di anni importanti, impalpabile, certi colori soffici, e il taglio delle inquadrature pensate da Haskell Wexler. E infine la colonna sonora, gloriosa ed evocativa, ispirata ai grandi successi del ’68 e che schiera tutti i protagonisti della nuova musica, della generazione del Vietnam appunto, da Hendrix a Dylan, dai Jefferson agli Stones presenti con ben sei pezzi. A rivederlo oggi, è ancora più forte la sensazione di un film da hippie attardato (il discorso finale) che già allora mi aveva insospettito. Ma è perdonabile. Mentre è meno perdonabile l’utilizzazione un po’ troppo piatta della musica, che fa fatica a legarsi, a dialogare con l’immagine. Nel senso che manca quella profonda simbiosi (che è, per esempio, di Scorsese) tra il dinamismo della messa in scena e la melodia, il ritmo, di un brano rock, in modo tale che si crei quell’alchimia speciale che permette a entrambi, scena e musica, di decollare e arrivare allo spettatore. Invece il film funziona bene nella creazione dei personaggi, nella capacità che ha Ashby di dar loro grande autonomia e libertà, da personaggi veri, e non semplicemente finalizzati a evidenziare, a veicolare una tesi del regista. 2. The Fog of war: Eleven lessons from the life of Robert S. Mcnamara (la parte che riguarda il Vietnam) titolo italiano: The Fog of War. La guerra secondo McNamara Usa. 2003. Colore e B.N. 95min. regia: Errol Morris fotografia: Robert Chappell, Peter Donahue    montaggio: Doug Abel, Chyld King, Karen Schmeer     musiche: Philip Glass     produzione: Sony Pictures Classics, Radical Media, SenArt Films; Robert McNamara, segretario alla Difesa nelle amministrazioni Kennedy e Johnson, ripercorre e discute la propria esperienza politica, consumata durante uno dei momenti più drammatici e oscuri della storia del Novecento, quello che va dalla crisi di Cuba del 1962 a poco prima della fine della guerra in Vietnam. Il regista Errol Morris, sicuramente uno dei più lucidi documentaristi sulla scena internazionale, alterna le testimonianze dell’ex ministro a materiale di repertorio, spostando sempre più il film sul conflitto vietnamita, la sua origine e le sue ripercussioni.  Le "undici lezioni" del titolo inglese sono infatti quelle apprese da McNamara nel corso di quel controverso e folle periodo. Un film atteso e chiacchierato proprio per la fama del protagonista, immenso commis dello stato americano, tanto potente, odiato, diffamato, a suo modo geniale, cinico, sicuramente colpevole di troppe guerre, disastri, manovre oscure e via rimestando nel buio e negli orrori degli anni della guerra fredda.  Perché Robert McNamara è stato ministro della Difesa nel governo Kennedy e poi in quello di Johnson, praticamente il principale responsabile della guerra del Vietnam. Si tratta naturalmente di un documentario costoso e di lusso, con un repertorio in bianco e nero di grande bellezza e qualità e la colonna sonora di Philip Glass che aggiunge la suggestione finale di cui ha bisogno. Ma, comunque, sempre di McNamara stiamo parlando. 3. Winter Soldier Usa. 1971. B.N. 50min. regia: Comitato Winterfilm produzione: Comitato Winterfilm. Tra la fine di gennaio e i primi di febbraio del 1971, a pochi mesi dalle rivelazioni del massacro di My Lai, un gruppo di veterani del Vietnam si riunirono per tre giorni a Detroit per testimoniare sugli orrori e le nefandezze della sporca guerra in Vietnam. Erano stati i Vietnam Veterans Against the War (VVAW), organizzazione di reduci della guerra in Indocina contrari al militarismo americano, a prendere per primi l’iniziativa. Loro contattarono altre organizzazioni pacifiste, l’ex-berretto verde Mark Lane, e l’attrice Jane Fonda, con l’obiettivo di organizzare un tribunale popolare sui crimini di guerra americani in Viet Nam. Da qui anche il progetto del film. L’idea era di filmare lo svolgersi di tale inchiesta e dunque offrire un documento per la nazione intera, coinvolgendo sia vittime vietnamite che i veterani americani. Il titolo del film, Winter Soldier, faceva riferimento a un discorso di Thomas Paine, intellettuale radical-democratico della rivoluzione americana, cruciale nelle ore buie della rivoluzione, poi messo da parte, una volta assicurata la sconfitta britannica. E’ il richiamo a un patriottismo capace di prendere in mano la bandiera a nome del popolo, quando i soldati del bel tempo, dell’estate, si dileguano durante le gelide ritirate d’inverno. E’ il richiamo a una nozione anti-autoritaria del cittadino soldato, che ha il dovere di disobbedire, di pensare e agire come uomo libero. Durante quei tre giorni oltre un centinaio di veterani e di civili parlarono, pieni di pathos, di rimorso, agitati dal ricordo, descrivendo centinaia di atrocità, tra cui stupri, incendi dolosi, tortura, omicidi e il bombardamento indiscriminato di interi villagi con il napalm o con altre forme di munizioni, frutto degli ordini e delle prassi informali pensate come ordinaria amministrazione della guerra. Una testimonianza terribile, che non ha risparmiato nessuno. D’altronde è noto che nella guerra in Vietnam, la finanza, l’industria, gli scienziati sociali furono tutti coinvolti nel taylorismo della morte. Ma Winter Soldier  (l’inchiesta e il film) provocò shock e orrore in tutta l’America, perché scendeva dal livello dell’astrazione strategica, dall’empireo delle statistiche, alle facce umane. A livello delle vittime e dei carnefici riluttanti o entusiasti e poi schifati di sé stessi e della propria nazione. Per questo il film fu ignorato da gran parte delle televisioni americane, e poi fatto sparire rapidamente dalla circolazione. Solo nel 2005 è stato riproposto nelle sale americane e rivalutato in tutta la sua forza, morale, storica, cinematografica. 4. La sixième face du pentagone Titolo italiano: La sesta faccia del pentagono Francia. 1967. Colore e B.N. 28min. regia: Chris Marker, François Reichenbach sceneggiatura: Chris Marker fotografia: François Reichenbach, Chris Marker, Christian Odasso, Tony Daval suono: Antoine Bonfanti, Harald Maury montaggio : Carlos De Los Llanos produzione: Les Films de la Pléïade. Il film è uno splendido documento della famosa marcia sul Pentagono organizzata nell'ottobre del 1967 dal movimento dei giovani americani che da tempo si battevano per mettere fine alla sporca guerra del Vietnam. Una manifestazione che ha messo insieme cento mila persone, e che rappresenta un primo concreto tentativo di andare oltre le parole e gli slogan e di avviare un intervento più diretto e politico, qualcosa che certamente era un passo avanti rispetto a una prima fase di scontro in gran parte gestita all’interno dei campus universitari. Intanto c’è da segnalare un partecipazione alla marcia molto più articolata e numerosa rispetto ad altre manifestrazioni del genere. Una partecipazione che andava dagli studenti filocomunisti a quelli invece più apolitici, e tuttavia convinti pacifisti. E ancora c’erano i neri, i cattolici, le rappresentanze degli immigrati e via elencando. Tra l’altro, come spiega lo stesso Marker nella voce fuori campo che accompagna il film, il numero e la determinazione degli studenti a ribellarsi alla guerra avevano subito un’impennata dopo che una serie di reclutatori dell’esercito erano stati spediti in tutte le università con il compito di fare nuovi proseliti alla causa della guerra e quindi nuove reclute. Ma la risposta da parte degli studenti era stata, nella maggior parte dei casi, chiara e violenta: quella cioè di bruciare le cartoline precetto e di allontanare i reclutatori dall’università. Ed è proprio questo gesto concreto che spiega il cambiamento di cui parlava Marker: questo passaggio “da un’attitudine politica a un gesto politico”.    

GLI ANNI DEL VIETNAM. 40 ANNI DOPO /giornata GREGORETTI

2015-04-30

Vietnam/giornata GREGORETTI 1.Vietnam: i giorni della vittoria (Italia,1975, 21min.) di A. Bertini e C. Bolli 2.Vietnam, scene del dopoguerra (Italia, 1975, 97min.) di Ugo Gregoretti «L’ambasciatore americano che fugge in elicottero dal tetto dell’ambasciata è per me un’immagine indelebile», dice Oliviero Diliberto di ritorno da uno dei suoi viaggi in Vietnam. Una foto indimenticabile del fotoreporter Hubert Van Es, una foto storica, scattata durante la caduta di Saigon del 30 aprile 1975, che mostra americani e sudvietnamiti mentre cercano di salire a bordo di un elicottero fatto arrivare dalla Cia sul tetto dell’ambasciata. Un’immagine che ancora fa bene al cuore, e non solo per la generazione dei cinquantenni di sinistra (non pentiti), che hanno il Vietnam tatuato sull’anima. «Era un piccolo paese – dice ancora Diliberto - contro il colosso dell’imperialismo… Il Vietnam aveva per noi un fascino doppio, era la lotta d’indipendenza di un popolo e un partito comunista che aveva con i comunisti italiani un rapporto solidissimo: oggi nessuno lo ricorda, ma la sede dell’ambasciata del Nord Vietnam a piazza Barberini era pagata dal Pci. E infine, era una lotta vincente: dopo la tragedia cilena del 1973, quella vittoria del Vietnam del 1975… Una cosa strepitosa, sembrava impossibile...». Il Vietnam senza guerra, perché il Vietnam non è il nome di una guerra, ma di un paese e di un popolo. Anche se quel paese e quel popolo si porta dietro, ancora ben visibili, i segni e gli orrori di una guerra lunga quanto terribile. Soprattutto le armi di distruzione di massa come i defolianti hanno creato malattie genetiche che si trasmettono tuttora ai bambini vietnamiti. Sono conseguenze che rimarranno nell’aria, nel terreno, nell’ambiente per decenni. Per non parlare delle distruzioni di interi paesi, quartieri, interi distretti agricoli, e dei milioni di morti, in gran parte civili (tante donne, tantissimi bambini) lasciati sul terreno. Ledda e Gregoretti riprendono e raccontano tutto questo, ma non si lasciano travolgere dall’emozione né dalla retorica. Hanno gli occhi asciutti, la mente libera. E poi, come sempre, le immagini al cinema parlano da sole. E parlano di una nazione viva, fiera ed indipendente, sebbene l’eco dei bombardamenti e degli scontri echeggi ancora nell’aria. Si respira aria di rinnovamento e di futuro. Il protagonista di questa rinascita è il popolo vietnamita, la sua vitalità, la sua forza, ma soprattutto l’orgoglio di un paese che ha trovato nelle sue tradizioni e melle sue convinzioni politiche la forza necessarie per resistere, combattere e vincere. E il fatto che Ugo sia arrivato lì per primo con la sua macchina da presa per raccontarci tutto questo con le immagini in diretta e la sua inconfondibile voce fuori campo è un piccolo miracolo che solo il cinema riesce a regalarci con straordinaria emozione. Questo succedeva allora, e succede ancora oggi, 40 anni dopo. «Ugo Gregoretti, comunque, - scrive Giovanni Berardi - resterà importante, soprattutto per le generazioni più giovani, negli anni che andranno sino alla metà dei settanta, per un film documentario tra i più utili girati nel decennio, quel  Vietnam, scene del dopoguerra (1975),  che il regista girerà in concomitanza con l’ex direttore dell’Unità, il giornalista Romano Ledda. In molti, alla fine della proiezione nei circuiti d’essai, molto in voga in quel periodo, si resero conto di una cosa semplicissima, ma che per anni era sfuggita quasi a tutti: mentre tutti noi avevamo vissuto, bene o male poco importa, già trent’anni di pace e di democrazia, il popolo vietnamita, invece, usciva da trent’anni di guerra sanguinaria. E cosa mostrava, di così autentico, quel film? Semplicemente un popolo che non si piangeva addosso, ma neppure esultava, però scopriva, finalmente, che poteva cercare e trovare la giusta quiete e la pace. Soprattutto si rendeva conto che non era un popolo finito in poltiglia. Vietnam, scene del dopoguerra è stata davvero una visione importantissima e di grande maturità». Il film di Gregoretti sarà anticipato da un breve cortometraggio di Antonio Bertini, Vietnam: i giorni della vittoria. 1. Vietnam: i giorni della vittoria Italia. 1975. Colore. 21min. regia: Antonio Bertini produzione: Unitelefilm Realizzato con materiale cinematografico di eccezionale interesse, inedito in Italia, girato dagli operatori del Fronte di Liberazione Nazionale, il documentario è la cronaca dei "giorni della vittoria" nel Vietnam del Sud e dell'inizio della ricostruzione del paese. Le immagini documentano l'ultima grande offensiva dell'esercito di liberazione in risposta alle provocatorie violazioni degli accordi di Parigi da parte del governo fantoccio di Saigon; la liberazione della capitale sud-vietnamita, poi intitolata a Ho Chi Minh; i primi giorni di pace nelle città e nelle campagne di un paese che per decenni ha conosciuto soltanto guerra, distruzioni, stragi, morte, ma che con la sua lotta ha saputo finalmente conquistarsi l'indipendenza e la libertà. Un breve film di soli 20 minuti, il film giusto per introdurre il film di Gregoretti. 2. Vietnam, scene del dopoguerra Italia.1975. Colore. 97min. regia: Ugo Gregoretti, Romano Ledda sceneggiatura: Romano Ledda e Ugo Gregoretti fotografia: Alberto Marrana montaggio: Carlo Bolli musica: Fiorenzo Carpi produzione: Unitelefilm Vietnam, scene del dopoguerra è il primo reportage cinematografico realizzato nel Vietnam del Sud da Ugo Gregoretti e da Romano Ledda (allora condirettore di Rinascita), in un viaggio per l'intero paese compiuto nel mese di luglio 1975, due mesi appena dalla fine della guerra ventennale contro il colonialismo francese e l'aggressione nord-americana. Il film si svolge lungo la strada n.1 che unisce, con un percorso di 1700 km, Hanoi e Saigon, passando per Quang Tri, Hue, Da Nang, My Lai, Xuan Loc, nomi già carichi di storia. Più che un racconto, il lungometraggio è una commossa ma oggettiva testimonianza sugli orrori della guerra, sul ritorno alla pace, sui problemi creati da un conflitto feroce che ha distrutto uomini e cose, insomma sui tempi politici, sociali e umani della ricostruzione. Protagonisti del film sono i combattenti che lasciano il fronte (ma più di un milione di loro mancano all’appello), i contadini che tornano nelle risaie, le grandi e tumultuose città create dall'inurbamento forzato, le donne e i bambini vietnamiti (anche qui le perdite sono spaventose: si parla di 4 milioni di morti sotto i bombardamenti americani). Ma soprattutto il protagonista vero è il paese Vietnam, con la sua storia e la sua civiltà, la fierezza delle sue genti, la sua cultura, le sue bellezze naturali: un Vietnam finalmente indipendente, libero e unito.  

GLI ANNI DEL VIETNAM / 40 ANNI DOPO

from 2015-03-31 to 2015-04-30

aamod e Casa del Cinema bif&st bari international film festival

GLI ANNI DEL VIETNAM / 40 ANNI DOPO

a cura di Giandomenico Curi Il vietnam è il nome di un paese e di un popolo, non solo di una guerra La guerra del Vietnam è una guerra diversa da tutte le altre, per le vittime che ha fatto, per la durata infinita, per la grande eco che ha avuto in tutto il mondo, per la ferita enorme che ha lasciato nel popolo americano. Una guerra strana, mai dichiarata, che non ha una data d’inizio né una data di fine. Per tutti questi motivi è stata subito rimossa e dimenticata, soprattutto dagli americani (a parte qualche film commerciale, l’avanguardia e il cinema militante dei newsreel). Solo con gli anni il cinema è tornato man mano a rivisitare quell’esperienza e quella storia, ogni volta in modo diverso. Allora, a 40 anni dalla sua fine, potrebbe essere una buona occasione provare a raccontare di nuovo quello che è successo, utilizzando naturalmente quello che è da sempre lo strumento di comunicazione privilegiato dell’Archivio, cioè il cinema, a cominciare da quello documentario. Ci sembra un atto dovuto e importante, che ha impegnato gran parte delle energie dell’AAMOD, almeno fino alla data del 30 aprile 2015 (che richiama quella del 30 aprile 1975, quando gli ultimi americani furono costretti ad abbandonare Saigon). Lo facciamo per non dimenticare il coraggio e l’eroismo di un popolo, la solidarietà e l’impegno di una generazione allora giovanissima (diventerà la generazione del Vietnam), per continuare un lavoro d’informazione che ci sembra fondamentale, per noi, ma soprattutto per le nuove generazioni. Nel nostro progetto abbiamo individuato diversi campi di intervento e di iniziative (molti ancora in fase di messa a punto): le scuole secondarie, l’Università, i municipi con cui abbiamo contatti, le sale cinematografiche, il festival di Bari, rassegne e retrospettive a Roma (la Casa del Cinema a Villa Borghese) e in altre città (Milano, Cagliari, Napoli, Bologna) e così via. Insomma diverse situazioni, per le quali vanno messi a punto materiali diversi. A cominciare naturalmente da quelli dell’Archivio, numerosi ma non tutti utilizzabili. Da qui la ricerca di altri film, in gran parte inediti in Italia, di alcuni dei quali (una decina) abbiamo fatto un’edizione in lingua italiana, curando in prima persona la realizzazione dei sottotitoli in italiano, e una pubblicazione che accompagnerà la rassegna. L’idea in definitiva era quella di creare dei veri e propri pacchetti da far circolare  per scuole, festival e tutte le altre situazioni possibili. Alcune indicazioni di massina sui contenuti (ripresi nel programma dettagliato che segue): il Vietnam secondo Ivens; i film dell’Archivio, da quello di Gregoretti ai vari film di montaggio; i 5 documentari di Santiago Àlvarez; il cinema USA visto attraverso due documentari di making of su due colossi hollywoodiani (Apocalypse Now e Platoon); il cinema francese della Nouvelle Vague (Lontano dal Vietnam); i film realizzati dai vietnamiti durante la guerra (anche questi di proprietà dell’Archivio); il nuovo cinema americano anni ’70 e i documentari di contro-infornazione del movimento americano; ecc.

Gli anni del Vietnam 40 anni dopo / giornata IVENS

2015-03-31

Giornata IVENS 1. Le ciel la terre/Il cielo la terra (Francia, 1965, 40min.) 2. Hanoi e Johnson piange/ep.Loin du Vietnam (Francia, 1967, 12min.) 3. Le 17.e parallele: la guerre du peuple/17.o parallelo: guerra di popolo (Francia, 1968, 113min.) Joris Ivens non si è mai fermato, è rimasto sempre mobilitato su tutti i fronti dell’attualità. Dovunque c’era una guerra, una rivoluzione, un popolo in lotta per la libertà, uno scontro sociale. Lui c’era sempre. E se non c’era, lo cercavano, lo chiamavano, soprattutto a mettere in immagini i primi passi delle giovani democrazie socialiste. In Cina, in Africa, in America Latina, in Vietnam. E non si limita a filmare, dovunque va moltiplica le scuole di cinema, i corsi di tecnica cimetografica, sul suono, il montaggio, formando nuovi cineasti, nuovi tecnici del cinema della realtà. Una carriera che attraversa tutta la seconda metà del ‘900, confondendosi spesso con la storia contemporanea, di cui ha voluto essere testimone impegnato. Alla guerra vietnamita Ivens ha dedicato gran parte della sua vita e del suo cinema, non solo recandosi a girare in Vietnam (vivendo a lungo con gli abitanti di un villaggio di contadini e pescatori, condividendo con loro la povertà assoluta e l’angoscia dei bombardamenti americani), ma facendosi anche portavoce della causa vietnamita a livello internazionale, organizzando conferenze,  manifestazioni, raccolte di fondi e aiuti, e addirittura un film, intenso e originale, come Lontano dal Vietnam, in cui ha coinvolto gran parte dei giovani registi francesi. Ma sono soprattutto le immagini dei suoi documentari a portare un contributo enorme alla sfida e alla vittoria antimperialista di Ho Chi Minh e del suo popolo, soprattutto quelle di Le 17.e parallele: la guerre du peuple.  «Che la pace arrivi o non arriivi, - scriveva Michel Mardore su Nouvel Observateur – bisogna aver visto questa testimonianza, queste immagini sul lavoro di ogni giorno per sopravvivere all’inferno vietnamita… più potenti e impressionanti di qualsiasi intervista o articolo della carta stampata». 1. Le ciel, la terre (1966) Francia. 1966. B.N. 40min. titolo italiano: Il cielo, la terra. fotografia: Robert Destanques, Duc Hoa, Thoe Van. assistente alla regia: Cao Thuy. montaggio: Catherine Dourgnon, Françoise Beloux. musiche: musica popolare vietnamita interpretata da l’Ensemble Artistique des Etudiants Vietnamiens in Francia. commento scritto da: J. C. Ulrich. letto da: Serge Reggiani e Joris Ivens. produzione: Dovidis, Parigi. Edizione italiana a cura dell’Unitelefilm (1966), con il testo fuori campo letto da Virgilio Gazzolo e Giotto Tempestini. Primo film di Ivens dedicato alla guerra del Vietnam, in anticipo sui tempi, Il cielo, la terra è un autentico reportage di propaganda, girato con operatori locali, a favore della lotta del popolo vietnamita contro gli aggressori americani. L’impianto, simile a Terra di Spagna, comprende la guerra e le battaglie da un lato, l’attività quotidiana lontana dal fronte dall’altro. Il punto di vista è fortemente schierato, senza alcuna ambiguità: Ivens, nella versione originale francese, è presente nel film in prima persona, con la sua voce fuori campo: «Ho conosciuto Madrid durante la guerra di Spagna e l’Avana nella febbre della rivoluzione. Ho conosciuto molte altre città dove il popolo si preparava alla lotta; nessuna era così tranquilla come Hanoi quella mattina del 14 giugno 1965». Composto con materiali eterogenei di attualità e riprese effettuate sul posto, il documentario è stato poi montato a Parigi con lo scopo preciso di farne un «film d’agitazione». Ivens ne seguì personalmente la distribuzione, creando molteplici proiezioni, incontri, momenti di dibattito politico, poi utilizzati per il successivo Le 17.me parallele: la guerre du peuple. 2. Loin du Vietnam/episodio Ivens (1967) E’ il quartosegmento del film (da 8.24 a 13.49), dopo l’intro, i titoli di testa e la sequenza dei bombardieri. Praticamente le sole immagini di Lontano dal Vietnam (film collettivo realizzato in Francia) realizzate nel Vietnam del Nord, in gran parte girate, sembra, dalla sola Marceline Loridan. Ma prima di Ivens, abbiamo lasciato volutamente le immagini finale del ponte della “Kitfy Hawk”, la portaerei degli Stati Uniti sontuosamente filmata da Claude Lelouch, con gli aerei che partono carichi di bombe, sgommando sulla pista di decollo come le macchine da corsa della formula uno. A seguire, senza nessuna mediazione, le immagini girate da Ivens, un tempo più disteso, sereno, che dice bene la quotidianità eroica di un popolo pronto a difendersi e a ricostruire ciò che è stato distrutto; e dietro la serenità dello stile, c’è la verità della partecipazione. C’è l’esattezza e la profondità del cinema di Ivens, che ha capito e sa raccontare ques’altra guerra, quella dei poveri, e sa cogliere  certi aspetti marginali, ma sintomatici, come il teatro per la strada – teatro didattico, teatro di guerriglia – in cui due vietnamiti in un regione bombardata danno, davanti a un pubblico interessato e divertito, lo “spettacolo” della disfatta americana. E in mezzo una sequenza terribile, in un bianco e nero ormai sfatto, di un bombardamento con il suo bagaglio di distruzione e di morte. 3. Le 17.e parallele: la guerre du peuple (1968) Francia. 1968. B.N. 113min. titolo italiano: 17° parallelo: guerra di popolo regia: Joris Ivens et Marceline Loridan-Ivens con la collaborazione di: Bui Dinh Hac, Nguyen Thi Xounan Phouong, Nguyen Quang Touan, Dao Le Binh, Pham Don, Liliane Maguy Alziari, Phuouong Ba Tho, Jean-Pierre Sergent, Dang Vou Bich Lien, Jean Neny, Antoine Bonfanty, Pierre Angles, Michel Fano, Harald Maury, Donald Sturbelle, André van der Becken, Bernard Ortion, Geroges Louseau, Studio Central de Documentaire de Hanoi, la popolazione di Vinh Linh. sceneggiatura: Joris Ivens fotografia: Joris Ivens produzione : Capi Films, Argos Films (Parigi). Ivens realizza qui, con le sue immagini, una storia, una cronaca profondamente vissuta (pur nella terribile quotidianità della guerra e delle bombe) e in totale sintonia con i contadini e i soldati di un piccolo villaggio vietnamita, e soprattutto in sintonia con le loro ragioni e matrici culturali. Ivens e la sua donna Marceline Loridan sposano fino in fondo la relatà del conflitto vietnamita, lungo la linea del diciassettesimo parallelo (nella zona smilitarizzzata che separa il Vietnam del Sud sotto il controllo americano dal Vietanam del Nord in lotta per la sua indipendenza). E’ una specie di micrososmo, definito in base a una materia insieme ricca e banale, che si fa riflesso della verità essenziale di quel paese (il Nord Vietnam) con la sua volontà di lottare contro la morte che arriva sia dagli aerei che dai cannoni della settima flotta americana. E lo fa da popolo calmo, costretto a vivere nell’infinito labirinto delle gallerie scavate nel sottosuolo, ma rimanendo legato alla sua terra e al suo lavoro, sicuro della sua vittoria finale.  

Cloro


Io sono Mateusz


Suite francese


Cenerentola


Ma che bella sorpresa

Il film racconta le vicende di Guido, romantico sognatore e professore di letteratura al liceo, la cui vita va in pezzi quando la sua fidanzata con cui convive da anni lo lascia per un altro uomo.

La Famiglia Belier


Foxcatcher


Una nobile rivoluzione


Smokings


Focus - Niente è come Sembra


Nessuno si salva da solo

Delia e Gaetano, coppia separata con due figli, si ritrovano in un ristorante, per discutere e organizzare le vacanze dei loro ragazzi... l'incontro si trasformerà in un viaggio dentro la loro storia d'amore...

La ilusiòn viaja en tranvìa (L’illusione viaggia in tranvai) di Luis Buñuel

2015-03-29

La ilusiòn viaja en tranvìa (L’illusione viaggia in tranvai) di Luis Buñuel Messico, 1953, 78’, V.O.SOTT.IT Colpiti dalla notizia che la linea del tram 133 verrà soppressa, due autisti dell'Azienda municipale, dopo abbondanti libagioni, decidono di fare un ultimo giro con il loro tram preferito. Ma il giro sarà più lungo del previsto e causerà una serie di guai ed avventure al termine delle quali i due restituiranno il tram 'preso in prestito'.    

El bruto (Il bruto) di Luis Buñuel

2015-03-30

 El bruto (Il bruto) di Luis Buñuel Messico, 1952, 80’, V.O.SOTT.IT Un costruttore di pochi scrupoli intende sfrattare gli operai dalle loro casupole, onde edificare su quei terreni. Gli operai si ribellano e allora il riccone ordina al suo fedele "El Bruto" di dare una lezione ai rivoltosi. Dopo molte avventure, il costruttore verrà ammazzato dal suo stesso servitore il quale, a sua volta, sarà ucciso dalla polizia. È questo uno dei lavori "minori" di Buñuel.

El bruto (Il bruto) di Luis Buñuel

2015-04-04

El bruto (Il bruto) di Luis Buñuel Messico, 1952, 80’, V.O.SOTT.IT Un costruttore di pochi scrupoli intende sfrattare gli operai dalle loro casupole, onde edificare su quei terreni. Gli operai si ribellano e allora il riccone ordina al suo fedele "El Bruto" di dare una lezione ai rivoltosi. Dopo molte avventure, il costruttore verrà ammazzato dal suo stesso servitore il quale, a sua volta, sarà ucciso dalla polizia. È questo uno dei lavori "minori" di Buñuel.

Él (Lui) di Luis Buñuel

2015-04-05

Él (Lui)  di Luis Buñuel Messico, 1953, 100’, V.O.SOTT.IT Tratto dal romanzo omonino di Mercedes Pinto Il miglior film del periodo messicano di Buñuel. Un uomo estremamente geloso rende impossibile l'esistenza della moglie. Impazzisce dopo aver immaginato crudeli vendette. Uno degli attacchi contro la borghesia e il matrimonio che il regista ha sferrato nella sua lunga carriera.

Él (Lui) di Luis Buñuel

2015-04-06

Él (Lui)  di Luis Buñuel Messico, 1953, 100’, V.O.SOTT.IT Tratto dal romanzo omonino di Mercedes Pinto Il miglior film del periodo messicano di Buñuel. Un uomo estremamente geloso rende impossibile l'esistenza della moglie. Impazzisce dopo aver immaginato crudeli vendette. Uno degli attacchi contro la borghesia e il matrimonio che il regista ha sferrato nella sua lunga carriera.

Ensayo de un crimen (Estasi di un delitto) di Luis Buñuel

2015-04-13

Ensayo de un crimen (Estasi di un delitto) di Luis Buñuel
Messico, 1955, 89’, V.O.SOTT.IT
Tratto dal romanzo omonino di Rodolfo Usigli
Il suono di un carillon spinge un uomo, vittima di un trauma infantile, ad ammazzare le donne. Benché lo desideri, non è mai riuscito a portare a termine un assassinio perché è sempre intervenuto il caso ad uccidere per lui. La sua ossessione finirà grazie all'incontro con l'amore.


Ensayo de un crimen (Estasi di un delitto) di Luis Buñuel

2015-04-19

Ensayo de un crimen (Estasi di un delitto) di Luis Buñuel Messico, 1955, 89’, V.O.SOTT.IT Tratto dal romanzo omonino di Rodolfo Usigli Il suono di un carillon spinge un uomo, vittima di un trauma infantile, ad ammazzare le donne. Benché lo desideri, non è mai riuscito a portare a termine un assassinio perché è sempre intervenuto il caso ad uccidere per lui. La sua ossessione finirà grazie all'incontro con l'amore.

BUNUEL IN MESSICO

from 2015-03-09 to 2015-04-19

BUÑUEL IN MESSICO

Dal 9 marzo al 19 aprile la nuova rassegna alla Casa del Cinema racconta il poco conosciuto periodo messicano del maestro spagnolo

Dopo un viaggio nel sorprendente periodo inglese di Alfred Hitchcock, la rinnovata programmazione della Casa del Cinema prosegue bussando alla porta di un altro maestro del cinema internazionale, lo spagnolo Luis Buñuel, per raccontarne il fantasioso e poco conosciuto "periodo messicano". La rassegna Buñuel in Messico andrà avanti dal 9 marzo al 19 aprile ogni lunedì alle ore 16 con replica la domenica ore 16. Ironia, gusto per il grottesco e per il paradosso, grande capacità nel descrivere anche i personaggi minori, Buñuel ci regala sei piccoli capolavori realizzati in lingua spagnola, a basso budget e in tempi serrati, ma con molta passione. Sei film del periodo messicano del grande maestro del cinema riuniti per la prima volta in due cofanetti editi da Raro Video. "A fianco di scelte sempre più marcatamente orientate verso la scena internazionale contemporanea e i nuovi linguaggi audiovisivi - dice il direttore della Casa del Cinema, Giorgio Gosetti - penso sia giusto che questo luogo si affermi anche come "casa" della memoria cinematografica per chi ama la storia del cinema e per chi ha voglia di scoprirne il fascino, i protagonisti, l'arte e la leggenda. Vogliamo lavorare in modo integrato con la Cineteca Nazionale e per questo ci concentriamo soprattutto su un'offerta diversa (il cinema internazionale) grazie alla generosa collaborazione di distributori e appassionati come, in questo caso, Rarovideo che ha restituito al pubblico italiano la parte più moderna, barocca, sgargiante e divertente dell'opera di Luis Bunuel". Primo appuntamento 9 marzo (replica il 15) con Susana, l’unico film uscito all’epoca anche in Italia con il titolo Adolescenza torbida, un apologo sulla sensualità che capovolge le regole di un microcosmo, lunedì 16 (replica il 22) e lunedì 23 marzo (replica il 29)  sarà la volta di Subida al cielo e La ilusion viaja en tranvia, due commedie un po’ surreali legate a due mezzi di trasporto: il viaggio ricco di peripezie di un giovane sposo su una corriera e il furto di un tram destinato alla dismissione. El Bruto  in programma il 30 marzo (replica il 4 aprile) è un melodramma sensuale a sfondo sociale, con Pedro Armendariz e Katy Jurado, messicani che lavorarono anche nel cinema statunitense. Si prosegue il 5 e 6 aprile con uno dei suoi capolavori,  Él, dove si ritrovano molti dei temi tipici della sua filmografia e si racconta di un borghese profondamente cattolico ossessivamente geloso di sua moglie al punto da diventare sadico.  Chiude la rassegna il 13 e 19 aprile un piccolo gioiello di humour nero, Estasi di un delitto la storia di Archibaldo de La Cruz, un borghese che vive con l’ossessione di dover uccidere donne, ma i cui tentativi di omicidio non vanno mai in porto. Susana (Adolescenza torbida)  di Luis Buñuel (Messico, 1951, 82’) Subida al cielo (Salita al cielo) di Luis Buñuel (Messico, 1951, 71’) La ilusiòn viaja en tranvìa (L’illusione viaggia in tranvai) di Luis Buñuel (Messico, 1953, 78’) El bruto (Il bruto): di Luis Buñuel (Messico, 1952, 80’) Él (Lui) di Luis Buñuel (tratto dal romanzo omonino di Mercedes Pinto) (Messico, 1953, 100’) Ensayo de un crimen (Estasi di un delitto) di Luis Buñuel, tratto dal romanzo omonino di Rodolfo Usigli (Messico, 1955, 89’) In collaborazione con

Cinevirtus - Rassegna di Film per ragazzi e ragazze

2015-03-28


Il sangue verde di Andrea Segre Italia 2011 57'

2015-04-01

Il sangue verde di Andrea Segre Italia 2011 57'

Le voci, i volti e le storie dei protagonisti delle manifestazioni di Rosarno, piccolo paese calabrese che nel Gennaio 2010 hanno portato alla luce le condizioni di degrado e ingiustizia di migliaia di braccianti africani. Dagli anni '90 in poi in Italia, in particolare in alcune aree del Sud con forte presenza di organizzazioni mafiose, migliaia di immigrati africani e dell'est Europa sono sfruttati come braccianti agricoli senza alcun tipo di diritto e in condizioni di vita intollerabili. A Rosarno in particolare, dove il potere della 'Ndrangheta è cresciuto moltissimo negli ultimi anni fino a portare al commissariamento per mafia del Comune, gli immigrati sfruttati nella raccolta delle arance sono anche oggetto di intimidazioni e minacce da parte di piccole bande di stampo mafioso. Per oltre dieci anni gli immigrati africani hanno cercato di denunciare pacificamente questa situazione, come ben racconta nel film Giuseppe Lavorato, ultimo sindaco di Rosarno che tentò di opporsi al potere della 'Ndrangheta. Il 7 gennaio 2010, dopo l'ennesimo episodio di violenza contro quattro di loro, hanno deciso di far esplodere la rabbia e hanno dato vita ad una manifestazione molto forte, durante la quale vi sono stati anche episodi di saccheggio e distruzione. Così in quelle ore l'Italia si è accorta di loro, si è spaventata e ha reagito con violenza: il Governo Berlusconi, per voce dei Ministri dell'Interno e della Difesa, ha dichiarato che quelle manifestazioni erano frutto di "eccessiva tolleranza nei confronti dell'immigrazione clandestina" e ha ordinato l'espulsione di tutti gli immigrati da Rosarno. Nel frattempo nella regione si stava scatenando una vera e proprio caccia al nero da parte di cittadini italiani, probabilmente organizzati dai locali poteri mafiosi. In poche ore Rosarno è stata "sgomberata" e il problema "risolto": in televisione la classe politica, al fine di mietere consenso nell'opinione pubblica impaurita, ha raccontato che in quel modo era stata riportata la legalità e che gli immigrati sprovvisti di documenti sarebbero stati velocemente espulsi dall'Italia. Così non è stato. Nei giorni successivi è calato il silenzio sulla vicenda, ma quasi tutti gli immigrati di Rosarno sono stati rilasciati e abbandonati a sè stessi in giro per l'Italia: da Caserta a Roma, da Napoli a Castelvolturno, mentre alcuni hanno addirittura deciso di tornare di nascosto negli aranceti di Rosarno. E' in questi luoghi di fuga che, pochi giorni dopo le manifestazioni, abbiamo incontrato 7 protagonisti di queste vicende, chiedendo a loro di raccontare non solo cosa fosse successo, ma come fosse la loro vita in Italia. Ne è nato un racconto in prima persona che, alternato alla memoria storica rappresentata dalle ricostruzioni di Giuseppe Lavorato e dalle immagini di documentari sul lavoro di contadini italiani nel Meridione degli anni '60, riporta al centro dell'attenzione la dignità e il coraggio di centinaia di ragazzi, che dalle loro terre di origine si sono messi in viaggio per salvare o cambiare la loro vita.
 


Il sangue verde di Andrea Segre Italia 2011 57'

from 2015-04-04 to 2015-04-05

Il sangue verde di Andrea Segre Italia 2011 57'

Le voci, i volti e le storie dei protagonisti delle manifestazioni di Rosarno, piccolo paese calabrese che nel Gennaio 2010 hanno portato alla luce le condizioni di degrado e ingiustizia di migliaia di braccianti africani. Dagli anni '90 in poi in Italia, in particolare in alcune aree del Sud con forte presenza di organizzazioni mafiose, migliaia di immigrati africani e dell'est Europa sono sfruttati come braccianti agricoli senza alcun tipo di diritto e in condizioni di vita intollerabili. A Rosarno in particolare, dove il potere della 'Ndrangheta è cresciuto moltissimo negli ultimi anni fino a portare al commissariamento per mafia del Comune, gli immigrati sfruttati nella raccolta delle arance sono anche oggetto di intimidazioni e minacce da parte di piccole bande di stampo mafioso. Per oltre dieci anni gli immigrati africani hanno cercato di denunciare pacificamente questa situazione, come ben racconta nel film Giuseppe Lavorato, ultimo sindaco di Rosarno che tentò di opporsi al potere della 'Ndrangheta. Il 7 gennaio 2010, dopo l'ennesimo episodio di violenza contro quattro di loro, hanno deciso di far esplodere la rabbia e hanno dato vita ad una manifestazione molto forte, durante la quale vi sono stati anche episodi di saccheggio e distruzione. Così in quelle ore l'Italia si è accorta di loro, si è spaventata e ha reagito con violenza: il Governo Berlusconi, per voce dei Ministri dell'Interno e della Difesa, ha dichiarato che quelle manifestazioni erano frutto di "eccessiva tolleranza nei confronti dell'immigrazione clandestina" e ha ordinato l'espulsione di tutti gli immigrati da Rosarno. Nel frattempo nella regione si stava scatenando una vera e proprio caccia al nero da parte di cittadini italiani, probabilmente organizzati dai locali poteri mafiosi. In poche ore Rosarno è stata "sgomberata" e il problema "risolto": in televisione la classe politica, al fine di mietere consenso nell'opinione pubblica impaurita, ha raccontato che in quel modo era stata riportata la legalità e che gli immigrati sprovvisti di documenti sarebbero stati velocemente espulsi dall'Italia. Così non è stato. Nei giorni successivi è calato il silenzio sulla vicenda, ma quasi tutti gli immigrati di Rosarno sono stati rilasciati e abbandonati a sè stessi in giro per l'Italia: da Caserta a Roma, da Napoli a Castelvolturno, mentre alcuni hanno addirittura deciso di tornare di nascosto negli aranceti di Rosarno. E' in questi luoghi di fuga che, pochi giorni dopo le manifestazioni, abbiamo incontrato 7 protagonisti di queste vicende, chiedendo a loro di raccontare non solo cosa fosse successo, ma come fosse la loro vita in Italia. Ne è nato un racconto in prima persona che, alternato alla memoria storica rappresentata dalle ricostruzioni di Giuseppe Lavorato e dalle immagini di documentari sul lavoro di contadini italiani nel Meridione degli anni '60, riporta al centro dell'attenzione la dignità e il coraggio di centinaia di ragazzi, che dalle loro terre di origine si sono messi in viaggio per salvare o cambiare la loro vita.
 


ZALAB

from 2015-02-12 to 2015-04-01

 ZaLab ALLA CASA DEL CINEMA

Dal 12 febbraio al 1° aprile la Casa del Cinema ospita 6 documentari prodotti e distribuiti recentemente da ZaLab, collettivo di 5 film-makers e operatori sociali che realizza video partecipativi e documentari in contesti interculturali e in situazioni di marginalità geografica e sociale. ZaLab è un’associazione per la produzione, distribuzione e promozione di documentari sociali e progetti culturali. E’ un collettivo di cinque filmmakers e operatori sociali: Matteo Calore, Stefano Collizzolli, Maddalena Grechi, Andrea Segre, Sara Zavarise.Il video partecipativo è l’officina delle storie. I laboratori di ZaLab si rivolgono a chi vive al margine e normalmente non si esprime con il video, ma che grazie al percorso laboratoriale può diventare autore di racconti inediti sulla realtà. Il documentario è il racconto della realtà. I documentari di ZaLab possono nascere da un laboratorio o dalle scelte individuali degli autori. Trasformano vite dimenticate in racconti per il cinema e la televisione. Dal 2006 ad oggi ZaLab ha prodotto e distribuito in sala e televisione film documentari pluripremiati a livello internazionale, tra cui: “Limbo” di Matteo Calore e Gustav Hofer, “Il pane a Vita” di Stefano Collizzolli, “Mare Chiuso” di Andrea Segre e Stefano Liberti, “Il sangue verde” di Andrea Segre, “I nostri anni migliori” di Stefano Collizzolli e Matteo Calore, “Come un uomo sulla terra” di Andrea Segre e Dagmawi Yimer. Ha realizzato laboratori di video partecipativo nel deserto tunisino, in un villaggio palestinese della West Bank, nei quartieri periferici di Barcellona, con richiedenti asilo a Bologna e Roma, con i bambini delle isole Eolie, con giovani di seconda generazione a Padova, con migranti italiani in Australia. ZaLab inoltre promuove campagne sociali per diffondere democrazia e diritti delle minoranze, soprattutto grazie alla rete di distribuzione civile che ha costruito negli anni per favorire la libera circolazione di film e documentari...

PROGRAMMA

Giovedi 12 FEBBRAIO ore 18 (in replica sabato 14 e domenica  15 ore 18) CONTAINER 158 di Stefano Liberti, Enrico Parenti Italy 2013 62'   Giovedi 19 FEBBRAIO ore 18 (in replica sabato 21 e domenica 22 ore 18) LIMBO di Matteo Calore, Gustav Hofer Italy 2014 56' Giovedi 26 FEBBRAIO ore 18 (in replica sabato 28 e domenica 1 marzo ore 18) MAGARI LE COSE CAMBIANO di Andrea Segre Italy 2009 63' Giovedi 5 MARZO ORE 18 (in replica sabato 7 e domenica  8 ore 18) I NOSTRI ANNI MIGLIORI di Matteo Calore, Stefano Collizzolli Italy 2011 45' Giovedi 19 MARZO ORE 18 (in replica sabato 21 e domenica 22 ore 18) IL SANGUE VERDE di Andrea Segre Italy 2010 57' Mercoledi 1 aprile ORE 18 (in replica sabato 4 e domenica 5 ore 18) MARE CHIUSO di Stefano Liberti, Andrea Segre Italy 2012 60'
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Aragon, The Novel of Matisse - Cinema

from 2015-03-19 to 2015-03-28

directed by Richard Dindo. France, 2003, 52 min., original version with Italian subtitles
The legendary encounter between the two giants of French culture took place in Nice in 1941, giving rise to a long partnership to which writer and poet Louis Aragon devoted a text that is crucial to any understanding of the great painter and that provides the basis for this evocative documentary mixing the painted image with the narrated word.


A Model for Matisse - Cinema

from 2015-03-20 to 2015-03-29

directed by Barbara F. Freed. France, Usa, 2003, 67 min., original version with Italian subtitles
This documentary focuses on another astonishing episode in Matisse's private and artistic life. During his lengthy convalescence following a serious illness, Matisse developed a deep friendship with a young nurse who, years later, was to become a Dominican nun. It was she who invited Matisse to design the Chapel of the Rosary in Vence, which the artist himself called "the masterpiece of my existence".


The Stein Family, the Modern Art Factory - Cinema

from 2015-03-21 to 2015-03-29

directed by Elizabeth Lennard. France, 2011, 54 min., original version with Italian subtitles
This documentary takes a right into the Stein family's drawing room in the Paris of the Belle Epoque, a crucial venue for understanding the development the whole of modern art. The taste of these outstanding collectors and their zeal as enlightened patrons of the arts contributed in no small measure to the success of numerous artists such as Matisse and Picasso.


The repairman


Spongebob - Fuori dall'acqua

A 10 anni dal primo, arrriva il secondo lungometraggio d'animazione tratto dalla celebre serie tv con protagonista SpongeBob e i suoi amici, creature marine che vivono in un mondo simile a quello umano.

Kingsman: The Secret Service

Tratto dall'omonimo fumetto di Mark Millar, è la storia di un'organizzazione supersegreta britannica che recluta e forma spie.

Dancing with Maria

from 2015-03-27 to 2015-03-28


Vizio di forma


Neverland - Un sogno per la vita

2015-03-30


Un Piccione Seduto su un ramo riflette sull'Esistenza


La grande stagione Live & Special 2014-2015

from 2014-10-21 to 2015-05-12


Noi e la Giulia


Timbuktu


Shaun - Vita da pecora: Il film

La pecora Shaun e i suoi amici decidono di prendersi un giorno di riposo alla fattoria e fanno addormentare il fattore...

Whiplash


Selma - La Strada per la libertà

Il film racconta la marcia di protesta che ebbe luogo nel 1965 a Selma, Alabama. Guidata da Martin Luther King, la contestazione pacifica aveva lo scopo di ribellarsi agli abusi subiti dai cittadini afroamericani negli Stati Uniti.

Cinema al MAXXI

from 2015-02-07 to 2015-03-28


Birdman

Un attore, ormai in pensione, decide di tornare sulle scene nel tentativo di recuperare la fama e la gloria.

Mune - Il guardiano della luna

Mune, il custode della Luna, combatterà per proteggere il mondo dalle forze del male che hanno oscurato il Sole e la Luna. Il suo amore per la Luna e per la donna dei suoi sogni lo farà diventare l'eroe più grande dell'Universo!

Turner

La vita del celebre pittore J.M.W. Turner, uno dei più importanti esponenti della storia dell'arte britannica, vissuto tra il XVIII e il XIX secolo.

Notte al museo 3 - Il segreto del faraone

I protagonisti di una notte al museo attraversano l'Atlantico e da New York sbarcano a Londra, al British Museum.

Minuscule - La valle delle formiche perdute


La teoria del tutto

Il film racconta la straordinaria ed edificante storia di una delle più grandi menti viventi del mondo, il rinomato astrofisico Stephen Hawking

The Imitation Game

Il film racconta la storia di Alan Touring, genio indiscusso del XX secolo, considerato uno dei padri dell'informatica e dei moderni computer. Matematico, crittoanalista e logico, Turing fu arrestato e perseguitato per la sua omosessualità.

Cenerentola

Film Musical musicato da Gioacchino Rossini, nella versione diretta da Carlo Verdone.

Piccoli così


Il balletto del Bolshoi al cinema

from 2014-11-18 to 2015-04-19


A qualcuno piace classico. Appunti di storia del cinema (IV edizione)

from 2014-10-28 to 2015-05-19


Il sale della terra

Un viaggio alla scoperta di territori inesplorati, un omaggio alla bellezza del nostro pianeta. Un omaggio a Sebastião Salgado che da quarant'anni attraversa i continenti sulle tracce di un'umanità in pieno cambiamento e di un pianeta che a tale cambiamento resiste.

Il giovane favoloso

Giacomo è un bambino prodigio che cresce in una casa che è una biblioteca. La sua mente spazia ma la casa è una prigione, in Europa scoppiano le rivoluzioni e lui cerca disperatamente contatti con l'esterno...

First Name: Carmen - Cinema

2015-04-07

(France 1983) directed by Jean-Luc Godard, starring Maruschka Detmers, Jacques Bonaffè, Jean-Luc Godard, color, 84', 35mm Italian dubbed version
After getting mixed up with an anarchic group, the young and lovely Carmen asks her uncle, a dazed film director stuck in a clinic, to let her use his apartment to shoot a film. However, she actually uses the apartment to plan a bank robbery, but what she didn't plan on was falling in love with a cop... One of the funniest (and sexiest) films directed by Godard, full of innovative, fascinating ideas about sound, music and photography. The film won the Golden Lion at the Venice Film Festival.


The Naked Kiss - Cinema

2015-04-21

(USA 1964) directed by Samuel Fuller, starring Constance Towers, Anthony Eisley, Michael Dante, b/w, 93', 35mm original language with Italian subtitles
While fleeing from her past, a prostitute reaches a quiet little town and lands a job in a hospital for disabled children. Finally a fresh start for her life, and a new love too, or so she thinks until an unsettling event turns everything upside-down. A cult-movie for a whole generation of film buffs, this is one of the oddest works by director Fuller, juxtaposing violence and tenderness with unbelievable skill. The POV shot that opens the film is a classic sequence in the history of Cinema.


Secret Agent - Cinema

2015-05-05

(UK 1936) directed by Alfred Hitchcock, starring John Gielgud, Madeleine Carroll, Peter Lorre, b/w, 83', 35mm original language with Italian subtitles
During the First World War a British writer, presumed dead, is enlisted by the Secret Service to go to Switzerland and assassinate an enemy spy. He is helped by Elsa, a young woman posing as his wife, and by a killer nicknamed "The General". Among the lesser-known films of Hitch's British period, it is full of the typical Hitchockian combination of irony and suspense. The chocolate factory sequence is a true highlight of Hitchcock's art.


Many Wars Ago - Cinema

2015-05-19

(Italy / Yugoslavia 1970) directed by Francesco Rosi, starring Gian Maria Volonté, Alain Cuny, Pier Paolo Capponi, color, 101', 35mm
During the First World War, officer Sassu is displaced to the Altopiano di Asiago, where a sadistic general throws his soldiers into the fray. Wiped out by enemy fire, the troops violently revolt, led by officer Sassu. Loosely based on Emilio Lussu's novel A Year on the Plateau, Rosi's film was criticised at length on its release and the director was charged with libel. The film was rehabilitated only many years later and finally hailed as an anti-war masterpiece.


Io sto con la sposa

Il documentario mette letteralmente nello schermo un matrimonio e il suo corteo di invitati mai così partecipi. Perché i cinque protagonisti di questa avventura sono in fuga dalla guerra e dal loro Paese fiaccato dalla belligeranza.

CINEMA PER LA RETE: WEB MOVIES COPRODOTTI DA RAICINEMA

from 2014-06-09 to 2015-07-06

CINEMA PER LA RETE Le nuove modalità del consumo cinematografico è il tema dell’incontro promosso ed organizzato dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNNCI) per lunedì 9 giugno presso la Casa del Cinema di Villa Borghese. In particolare l’iniziativa intende analizzare e studiare il progetto WEB MOVIES di Rai Cinema, che ha coprodotto undici film low budget distribuiti e visionabili in rete. Si tratta di una serie di produzioni dichiaratamente di genere, affidate a giovani registi, allo scopo di promuoverne l’esperienza professionale e favorire un auspicabile ricambio generazionale. L’incontro prevede alle 16:30 la proiezione del film Neverlake di Riccardo Paoletti, cui seguirà un incontro pubblico. Partecipano Carlo Brancaleoni, responsabile dell’area Produzioni Cinematografiche e Progetti con Scuole Cinema e Giovanni Scatassa, responsabile dell’area Marketing e Commerciale di Rai Cinema;  Cosimo Alemà, Tommaso Arrighi, Manuela Cacciamani, Riccardo Paoletti, Francesco Siciliano, Christian Bisceglia e Ascanio Malgarini, produttori e registi di alcuni film del progetto e per il SNCCI i critici  Maurizio G. De Bonis e  Domenico Monetti. All’incontro del 9 giugno, seguiranno con cadenza settimanale tre appuntamenti con la proiezione dei seguenti film: Lunedi 16 giugno: Aquadro di Stefano Ludovichi Lunedi 23 giugno La Santa di Cosimo Alemà Martedì 1 luglio Fairytale di Ascanio Malgarini e Christian Bisceglia  

Solo gli amanti sopravvivono

Un musicista underground, Adam, è gravemente depresso. Si riavvicina così alla sua enigmatica amante, Eve, con la quale ha diviso diversi secoli di amore. Ma l'idillio si interrompe con l'arrivo della sorella di Eve, Ava.

Piccola patria

Il film racconta la storia di un ricatto, di un amore tradito, di una violenza subita in un'Italia senza più valori.

L'arte della felicità

Film d'animazione ambientato a Napoli che trabocca mestizia e immondizia. Sotto una pioggia battente Sergio con il suo taxi conduce i suoi clienti per la città cercando di elaborare la morte di suo fratello, scomparso nel Tibet da dieci anni.

La famiglia


Galileo


L'appartamento


Il servo


I quattrocento colpi


Fino all'ultimo respiro


Il cerchio

Una denuncia della società iraniana di oggi, vista attraverso gli occhi di tre donne. Appena uscite dal carcere, ognuna con il suo reato alle spalle e una nuova vita davanti, devono lottare contro l'arroganza maschile che le priva di qualsiasi diritto. I loro percorsi alla ricerca di una soluzione s'incrociano con quelli di altre donne sole ed emarginate. Dalla parte di lei, "Il cerchio" è il terzo lungometraggio di Jafar Panahi, regista iraniano che ha conquistato premi e riconoscimenti nei maggiori festival internazionali con il commovente "Il palloncino bianco" (1995), candidato nel '96 all'Oscar come Miglior film straniero.
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